Traduzione di Paragrafo 23, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Incendebat haec fletu et pectus atque os manibus verberans. Mox disiectis quorum per umeros sustinebatur, praeceps et singulorum pedibus advolutus tantum consternationis invidiaeque concivit, ut pars militum gladiatores, qui e servitio Blaesi erant, pars ceteram eiusdem familiam vincirent, alii ad quaerendum corpus effunderentur. Ac ni propere neque corpus ullum reperiri, et servos adhibitis cruciatibus abnuere caedem, neque illi fuisse umquam fratrem pernotuisset, haud multum ab exitio legati aberant. Tribunos tamen ac praefectum castrorum extrusere, sarcinae fugientium direptae, et centurio Lucilius interficitur cui militaribus facetiis vocabulum 'cedo alteram' indiderant, quia fracta vite in tergo militis alteram clara voce ac rursus aliam poscebat. Ceteros latebrae texere, uno retento Clemente Iulio qui perferendis militum mandatis habebatur idoneus ob promptum ingenium. Quin ipsae inter se legiones octava et quinta decuma ferrum parabant, dum centurionem cognomento Sirpicum illa morti deposcit, quintadecumani tuentur, ni miles nonanus preces et adversum aspernantis minas interiecisset.

Traduzione all'italiano


Rendeva frementi le parole col pianto e colpendosi il petto e il volto con le mani. Poi, fatti staccare quelli sulle cui spalle si reggeva, buttatosi a terra e avvinghiatosi alle gambe dell'uno o dell'altro, suscitò tanto sbigottimento e tanta ostilità, che una parte dei soldati misero ai ferri i gladiatori al servizio di Bleso, una parte il resto della servitù, mentre altri si sparsero alla ricerca della salma. E se non fosse presto venuto in chiaro che non si trovava nessun cadavere, che gli schiavi, pur sottoposti a tortura, negavano l'assassinio, e che Vibuleno non aveva mai avuto un fratello, l'assassinio del legato era praticamente cosa fatta. Scacciarono però, a viva forza, i tribuni e il prefetto del campo e saccheggiarono i bagagli degli ufficiali in fuga. E uccidono il centurione Lucilio, sarcasticamente soprannominato, nel gergo militare, "Qua un'altra", perché, spezzata una sferza sulla schiena di un soldato, ne chiedeva a gran voce un'altra e poi un'altra ancora. Gli altri centurioni si salvarono nascondendosi; uno solo però non fu lasciato scappare, Clemente Giulio, ritenuto adatto, perché svelto e deciso, a sostenere le richieste dei soldati. E non basta. Due legioni, l'ottava e la quindicesima, si apprestavano ad affrontarsi in armi, pretendendo la prima la testa di un centurione di nome Sirpico, mentre i legionari dell'altra lo proteggevano: per fortuna, si intromisero gli uomini della nona, con le preghiere prima e, per chi non le ascoltava, con le minacce.