Traduzione di Paragrafo 17, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Postremo promptis iam et aliis seditionis ministris velut contionabundus interrogabat cur paucis centurionibus paucioribus tribunis in modum servorum oboedirent. Quando ausuros exposcere remedia, nisi novum et nutantem adhuc principem precibus vel armis adirent? Satis per tot annos ignavia peccatum, quod tricena aut quadragena stipendia senes et plerique truncato ex vulneribus corpore tolerent. Ne dimissis quidem finem esse militiae, sed apud vexillum tendentis alio vocabulo eosdem labores perferre. Ac si quis tot casus vita superaverit, trahi adhuc diversas in terras ubi per nomen agrorum uligines paludum vel inculta montium accipiant. Enimvero militiam ipsam gravem, infructuosam: denis in diem assibus animam et corpus aestimari: hinc vestem arma tentoria, hinc saevitiam centurionum et vacationes munerum redimi. At hercule verbera et vulnera, duram hiemem, exercitas aestates, bellum atrox: aut sterilem pacem sempiterna. Nec aliud levamentum quam si certis sub legibus militia iniretur, ut singulos denarios mererent, sextus decumus stipendii annus finem adferret, ne ultra sub vexillis tenerentur, sed isdem in castris praemium pecunia solveretur. An praetorias cohortis, quae binos; denarios acceperint, quae post sedecim annos penatibus suis reddantur, plus periculorum suscipere? Non obtrectari a se urbanas excubias: sibi tamen apud horridas gentis e contuberniis hostem aspici.

Traduzione all'italiano


Infine, quando ormai gli animi dei soldati erano pronti ed egli poteva contare su altri disponibili alla rivolta, con toni da comizio, chiedeva ai soldati perché obbedissero come degli schiavi a pochi centurioni e ad ancor più pochi tribuni. Quando - arringava - avrebbero avuto il coraggio di chiedere miglioramenti, se non si facevano sentire, con le richieste e con le armi, da un principe nuovo e ancora insicuro? Per troppi anni avevano peccato di viltà, poiché accettavano di prestar servizio per trenta o quarant'anni, fino a diventare vecchi, e i più col corpo mutilato dalle ferite. E neanche dopo il congedo il servizio era finito: schierati come "vexillarii", cambiavano nome ma affrontavano gli stessi rischi. E se uno fosse riuscito a sopravvivere a tante traversie, lo si trascinava, per giunta, in terre lontanissime, dove, col nome di campi, ricevevano malsane paludi e pietraie improduttive sui monti. Ma era il servizio militare in sé a esser pesante e non conveniente: la loro vita e il loro corpo valevano dieci assi al giorno: con questi c'era da pagare le vesti, le armi, le tende, con questi scansare la durezza persecutoria dei centurioni e comprare l'esenzione dai servizi. E poi, per Ercole, frustate e ferite, duri inverni ed estati stremanti, guerra atroce e sterile pace non avevano mai fine! L'unico riscatto possibile stava nell'iniziare la ferma a condizioni ben precise, cioè ad avere un denario al giorno, finire davvero il servizio dopo sedici anni, non subire un prolungamento della ferma come "vexillarii", e farsi invece pagare il compenso in denaro all'atto del congedo. Forse che le coorti pretorie, che ricevevano due denari al giorno e potevano tornare a casa dopo sedici anni, affrontavano rischi maggiori? Non certo per denigrare le coorti di stanza a Roma: però toccava loro vedere, tra popoli feroci, il nemico dalle tende.