Traduzione di Paragrafo 14, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Multa patrum et in Augustam adulatio. Alii parentem, alii matrem patriae appellandam, plerique ut nomini Caesaris adscriberetur 'Iuliae filius' censebant. Ille moderandos feminarum honores dictitans eademque se temperantia usurum in iis quae sibi tribuerentur, ceterum anxius invidia et muliebre fastigium in deminutionem sui accipiens ne lictorem quidem ei decerni passus est aramque adoptionis et alia huiusce modi prohibuit. At Germanico Caesari pro consulare imperium petivit, missique legati qui deferrent, simul maestitiam eius ob excessum Augusti solarentur. Quo minus idem pro Druso postularetur, ea causa quod designatus consul Drusus praesensque erat. Candidatos praeturae duodecim nominavit, numerum ab Augusto traditum; et hortante senatu ut augeret, iure iurando obstrinxit se non excessurum.

Traduzione all'italiano


L'adulazione dei senatori si sprecava anche verso Augusta: alcuni proponevano di chiamarla genitrice, altri madre della patria, la maggior parte suggeriva che al nome di Cesare si aggiungesse "figlio di Giulia". Tiberio insisteva nel ripetere che con gli onori alle donne bisognava essere cauti e che egli avrebbe fatto un uso discreto di quelli che gli avessero attribuito; in realtà, roso dalla gelosia, considerando una diminuzione di sé l'esaltazione di una donna, non tollerò che le fosse assegnato neppure un littore, e vietò l'ara dell'adozione e consimili onori. Chiese invece per Germanico l'impero proconsolare a vita, e gli mandò dei messi che, nel portargli il decreto, confortassero il suo dolore per la morte di Augusto. A impedire una identica richiesta per Druso concorreva il fatto che Druso era console designato e lì presente. Stilò i nomi dei candidati alla pretura, in numero di dodici, come già fissato da Augusto. E, sollecitato dal senato ad aumentare tale numero, si impegnò, e dietro giuramento, a non superarlo.