Tacito - Agricola - 6

Versione originale in latino


Hinc ad capessendos magistratus in urbem degressus Domitiam Decidianam, splendidis natalibus ortam, sibi iunxit; idque matrimonium ad maiora nitenti decus ac robur fuit. Vixeruntque mira concordia, per mutuam caritatem et in vicem se anteponendo, nisi quod in bona uxore tanto maior laus, quanto in mala plus culpae est. Sors quaesturae provinciam Asiam, pro consule Salvium Titianum dedit, quorum neutro corruptus est, quamquam et provincia dives ac parata peccantibus, et pro consule in omnem aviditatem pronus quantalibet facilitate redempturus esset mutuam dissimulationem mali. Auctus est ibi filia, in subsidium simul ac solacium; nam filium ante sublatum brevi amisit. Mox inter quaesturam ac tribunatum plebis atque ipsum etiam tribunatus annum quiete et otio transiit, gnarus sub Nerone temporum, quibus inertia pro sapientia fuit. Idem praeturae tenor et silentium; nec enim iurisdictio obvenerat. Ludos et inania honoris medio rationis atque abundantiae duxit, uti longe a luxuria ita famae propior. Tum electus a Galba ad dona templorum recognoscenda diligentissima conquisitione effecit, ne cuius alterius sacrilegium res publica quam Neronis sensisset.

Traduzione all'italiano


Successivamente, tornato a Roma per iniziare la carriera politica, sposò Domizia Decidiana, donna di nobili natali, e il matrimonio costituì un forte e rispettabile appoggio per le sue aspirazioni. I due vissero in perfetta armonia, e fu un superarsi a vicenda in reciproco amore: tanto maggiore è il merito in una buona moglie, quanto lo è la colpa in una cattiva. Come questore gli toccò in sorte la provincia d'Asia e il proconsole SalvioTiziano. Le due circostanze non valsero a corromperlo, anche se la provincia, ricca, ben si prestava a funzionari corrotti, e anche se il proconsole, di un'avidità senza limiti, era disposto a ogni possibile compiacenza in cambio del mutuo silenzio sulle colpe. Qui gli nacque una figlia, motivo per lui di aiuto e di conforto, perché poco dopo perse un figlio natogli in precedenza. Fu per lui un anno di riposo quello compreso tra la questura e il tribunato della plebe, e privo di impegno politico quello stesso del tribunato, e ciò perché aveva ben valutato la situazione negli anni di Nerone, in cui non prendere iniziative era una forma di saggezza. Stessa condotta e stesso silenzio tenne da pretore, tanto più che non gli era toccata l'amministrazione della giustizia. Provvide ai giochi e alle altre vanità che erano di competenza della sua carica, regolandosi con equilibrio tra parsimonia e magnificenza, sicché più evitava lo sfarzo, più acquistava fama. Incaricato da Galba di stendere un inventario dei doni dei templi, assolse il compito con estrema scrupolosità, per cui lo stato non ebbe a risentire delle spoliazioni di oggetti sacri, se non da parte di Nerone.

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