Tacito - Agricola - 45

Versione originale in latino


Non vidit Agricola obsessam curiam et clausum armis senatum et eadem strage tot consularium caedes, tot nobilissimarum feminarum exilia et fugas. Una adhuc victoria Carus Mettius censebatur, et intra Albanam arcem sententia Messalini strepebat, et Massa Baebius iam tum reus erat: mox nostrae duxere Helvidium in carcerem manus; nos Maurici Rusticique visus [foedavit]; nos innocenti sanguine Senecio perfudit. Nero tamen subtraxit oculos suos iussitque scelera, non spectavit: praecipua sub Domitiano miseriarum pars erat videre et aspici, cum suspiria nostra subscriberentur, cum denotandis tot hominum palloribus sufficeret saevus ille vultus et rubor, quo se contra pudorem muniebat. Tu vero felix, Agricola, non vitae tantum claritate, sed etiam opportunitate mortis. Ut perhibent qui interfuere novissimis sermonibus tuis, constans et libens fatum excepisti, tamquam pro virili portione innocentiam principi donares. Sed mihi filiaeque eius praeter acerbitatem parentis erepti auget maestitiam, quod adsidere valetudini, fovere deficientem, satiari vultu complexuque non contigit. Excepissemus certe mandata vocesque, quas penitus animo figeremus. Noster hic dolor, nostrum vulnus, nobis tam longae absentiae condicione ante quadriennium amissus est. Omnia sine dubio, optime parentum, adsidente amantissima uxore superfuere honori tuo: paucioribus tamen lacrimis comploratus es, et novissima in luce desideravere aliquid oculi tui.

Traduzione all'italiano


Non vide Agricola assediata la curia e circondato di armati il senato,non vide, in un'unica strage, il massacro di tanti uomini che erano pur stati consoli, l'esilio e la fuga di tante nobilissime donne. All'attivo di Caro Mezio c'era ancora una sola vittoria e le accuse-sentenze di Messalino infuriavano solo nella reggia albana e ancora Massa Bebio poteva essere messo sotto accusa. Subito dopo furono le nostre stesse mani a gettare in carcere Elvidio; noi ha fatto rossi di vergogna la vista di Maurico e di Rustico, noi ha fatto rossi di sangue la morte di Senecione innocente. Nerone almeno distolse lo sguardo dai suoi delitti: li ordinò, ma non rimase a godersi lo spettacolo. Sotto Domiziano invece l'aspetto peggiore delle nostre sventure fu nel vedere e nell'essere visti: venivano registrati i nostri sospiri, quando a spiegare l'evidente pallore di tanti uomini bastava quel volto sinistro e quel rossore con cui si difendeva dalla vergogna. Felice te, Agricola, non solo per la nobile luminosità della tua vita, ma anche per la tua morte tempestiva. Chi ha udito le tue ultime parole testimonia che hai accettato il tuo destino con serena fermezza come se, per quanto era in te, volessi donare un'innocenza al principe. Ora in me e in tua figlia all'acerbo dolore del padre perduto s'aggiunge un triste rammarico: non c'è toccata la fortuna di assisterlo malato, di confortarlo nell'agonia, di guardarlo, e di abbracciarlo fino a saziare il nostro cuore. Avremmo almeno raccolto le sue ultime volontà e le sue parole, per tenerle scolpite dentro di noi. Questo è il nostro dolore, la nostra ferita: l'averlo perduto, per la lunga assenza, già quattro anni prima. Certo ogni tributo d'onore è stato dato a te, il migliore dei padri, dalla amatissima consorte che ti assisteva: eppure con troppo poche lacrime sei stato pianto, e qualcosa hanno cercato invano i tuoi occhi nell'ultimo baleno.

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