Tacito - Agricola - 18

Versione originale in latino


Hunc Britanniae statum, has bellorum vices media iam aestate transgressus Agricola invenit, cum et milites velut omissa expeditione ad securitatem et hostes ad occasionem verterentur. Ordovicum civitas haud multo ante adventum eius alam in finibus suis agentem prope universam obtriverat, eoque initio erecta provincia. Et quibus bellum volentibus erat, probare exemplum ac recentis legati animum opperiri, cum Agricola, quamquam transvecta aestas, sparsi per provinciam numeri, praesumpta apud militem illius anni quies, tarda et contraria bellum incohaturo, et plerisque custodiri suspecta potius videbatur, ire obviam discrimini statuit; contractisque legionum vexillis et modica auxiliorum manu, quia in aequum degredi Ordovices non audebant, ipse ante agmen, quo ceteris par animus simili periculo esset, erexit aciem. Caesaque prope universa gente, non ignarus instandum famae ac, prout prima cessissent, terrorem ceteris fore, Monam insulam, cuius possessione revocatum Paulinum rebellione totius Britanniae supra memoravi, redigere in potestatem animo intendit. Sed, ut in subitis consiliis, naves deerant: ratio et constantia ducis transvexit. Depositis omnibus sarcinis lectissimos auxiliarium, quibus nota vada et patrius nandi usus, quo simul seque et arma et equos regunt, ita repente inmisit, ut obstupefacti hostes, qui classem, qui navis, qui mare expectabant, nihil arduum aut invictum crediderint sic ad bellum venientibus. Ita petita pace ac dedita insula clarus ac magnus haberi Agricola, quippe cui ingredienti provinciam, quod tempus alii per ostentationem et officiorum ambitum transigunt, labor et periculum placuisset. Nec Agricola prosperitate rerum in vanitatem usus, expeditionem aut victoriam vocabat victos continuisse; ne laureatis quidem gesta prosecutus est, sed ipsa dissimulatione famae famam auxit, aestimantibus quanta futuri spe tam magna tacuisset.

Traduzione all'italiano


Tale era la situazione, tali le vicende di guerra che Agricola trovò in Britannia, quando, ormai a metà estate, passò il mare: allora i soldati, come se fossero chiuse le operazioni di guerra, si abbandonavano al riposo e i nemici spiavano l'occasione propizia. La tribù degli Ordovici poco prima del suo arrivo aveva praticamente annientato un grosso reparto di cavalleria che operava nel loro territorio. Il successo aveva segnato l'inizio di una sollevazione della provincia. Ma anche chi voleva la guerra, pur sottolineando l'esempio degli Ordovici, aspettava di conoscere le intenzioni del nuovo legato. Agricola, benché l'estate fosse ormai trascorsa, coi reparti distaccati per la provincia e i soldati convinti che per quell'anno non ci sarebbero più state manovre (pesanti svantaggi questi per chi iniziava una guerra, perché il suggerimento prevalente era quello di controllare le zone sospette) stabilì invece di affrontare il pericolo. Concentrò i vari reparti delle legioni, vi aggregò poche truppe ausiliarie; poi, giacché gli Ordovici non osavano scendere in pianura, egli, alla testa dell'esercito, perché l'identico rischio desse agli altri eguale coraggio, lo guidò sulle alture. La tribù fu sterminata quasi per intero e Agricola, ben sapendo che bisognava approfittare subito della fama acquistata e che dal successo delle prime operazioni sarebbe dipesa la paura dei nemici per le successive, decise di riprendere il controllo dell'isola di Mona, alla cui conquista Paolino aveva dovuto rinunciare, richiamato dalla ribellione generale della Britannia, come ho sopra ricordato. Però, come accade nelle decisioni improvvise, mancavano le navi. Consentirono il trasporto l'ingegnosità e la fermezza del comandante: lasciate a terra tutte le salmerie, mandò all'attacco un gruppo di ausiliari scelti che conoscevano i guadi e che, esperti nella tecnica di nuoto indigena, sapevano contemporaneamente reggere le armi e i cavalli; tale fu la rapidità di costoro che i nemici, sorpresi perché si aspettavano un esercito su navi e un'azione dal mare, conclusero che nulla fosse arduo e insuperabile per chi li assaliva in tal modo. Perciò chiesero la pace, l'isola si arrese e Agricola ebbe stima di uomo straordinario perché, appena arrivato in provincia, mentre gli altri sprecano tempo ostentando potere e sollecitando onori, aveva scelto la fatica e il pericolo. Tuttavia Agricola, non intendendo trasformare il successo in un pretesto per vanterie, chiamava la spedizione militare e la vittoria null'altro che aver tenuto a freno dei vinti: neppure nel resoconto ufficiale dei fatti si servì di una lettera ornata di alloro. Ma proprio la dissimulazione della fama accrebbe la sua fama: non si poteva non pensare a quali speranze desse credito per il futuro chi aveva taciuto su imprese così grandi.

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