Tacito - Agricola - 15

Versione originale in latino


Namque absentia legati remoto metu Britanni agitare inter se mala servitutis, conferre iniurias et interpretando accendere: nihil profici patientia nisi ut graviora tamquam ex facili tolerantibus imperentur. Singulos sibi olim reges fuisse, nunc binos imponi, e quibus legatus in sanguinem, procurator in bona saeviret. Aeque discordiam praepositorum, aeque concordiam subiectis exitiosam. Alterius manus centuriones, alterius servos vim et contumelias miscere. Nihil iam cupiditati, nihil libidini exceptum. In proelio fortiorem esse qui spoliet: nunc ab ignavis plerumque et imbellibus eripi domos, abstrahi liberos, iniungi dilectus, tamquam mori tantum pro patria nescientibus. Quantulum enim transisse militum, si sese Britanni numerent? Sic Germanias excussisse iugum: et flumine, non Oceano defendi. Sibi patriam coniuges parentes, illis avaritiam et luxuriam causas belli esse. Recessuros, ut divus Iulius recessisset, modo virtutem maiorum suorum aemularentur. Neve proelii unius aut alterius eventu pavescerent: plus impetus felicibus, maiorem constantiam penes miseros esse. Iam Britannorum etiam deos misereri, qui Romanum ducem absentem, qui relegatum in alia insula exercitum detinerent; iam ipsos, quod difficillimum fuerit, deliberare. Porro in eius modi consiliis periculosius esse deprehendi quam audere.

Traduzione all'italiano


Infatti, l'assenza del legato allontanò la paura, e i Britanni cominciarono a ragionare sui mali della servitù, a discutere delle offese subite, ad accendersi nel commentarle. La pazienza - dicevano - non serviva a nulla, se non a subire imposizioni più pesanti, per chi, come loro, le accettava con remissività. In passato avevano avuto un re per volta, adesso se ne trovavano imposti due: il legato a infierire contro le persone, il procuratore contro i beni. Per chi è costretto a subire, risulta egualmente funesto l'accordo e il disaccordo tra chi comanda: i centurioni, sgherri del primo, e i servi, manutengoli dell'altro, alternavano insulti e violenze; niente sfuggiva alla loro avidità e al loro arbitrio. In battaglia è il più forte che spoglia: ora invece si vedevano tolte le case da gente spesso vile e imbelle, si vedevano strappati i figli e costretti alla leva, come a gente che solo per la patria non sa morire. Ma quanto pochi erano i soldati invasori, se i Britanni si fossero contati! In questo modo si erano liberati dal giogo i Germani, pur non protetti dall'Oceano, bensì da un fiume. Motivo di guerra erano per loro la patria, le mogli, i genitori; per i Romani l'avidità e l'arbitrio. Ma se ne sarebbero andati come se n'era andato il divo Giulio: bastava esser degni del valore dei propri antenati. E non li impaurisse l'esito di questa o quella battaglia: se il successo dà più slancio ai vincitori, la tenacia cresce in chi è sventurato. Avevano ormai pietà dei Britanni anche gli dèi, che tenevano lontano il comandante nemico e bloccato l'esercito su un'altra isola. E ormai essi - cosa in passato tanto difficile - sapevano decidere per sé; se non che era più rischioso farsi sorprendere in questi discorsi che osare.

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