Traduzione di Paragrafo 7, Libro 9 (Vitellius) di Svetonio

Versione originale in latino


A Galba in inferiorem Germaniam contra opinionem missus est. Adiutum putant T. Vinii suffragio, tunc potentissimi et cui iam pridem per communem factionis Venetae conciliatus esset: nisi quod Galba prae se tulit, nullos minus metuendos quam qui de solo victu cogitante, ac posse provincialibus copiis profundam gulam eius expleri, ut cuivis evidens sit contemptu magis qua gratia electum. Satis constat exituro viaticum defuisse, tanta egestate rei familiaris, ut uxore et liberis, quos Romae relinquebat, meritorio cenaculo abditis, domum in reliquam partem anni ablocaret, utque ex aure matris detractum unionem pigneraverit ad itineris impensas. Creditorum quidem praestolantium ac detinentium turbam et in iis Sinuessanos Formianosque, quorum publica vectigalia interverterat, non nisi terrore calumniae amovit, cum libertino cuidam acerbius debitum reposcenti iniuriarum formulam, quasi calce ab eo percussus, intendisse nec aliter quam extorti quinquaginta sestertiis remisisset.
Advenientem male animatus erga principem exercitus pronusque ad res novas libens ac supinis manibus excepit, velut dono deum oblatum, ter consulis filium, aetate integra, facili ac prodigo animo. Quam veterem de se persuasionem Vitellius recentibus etiam experimentis auxerat, tota via caligatorum quoque militum obvios exosculans, perque stabula ac deversoria mulionibus ac viatoribus praeter modum comis, ut mane singulos iamne iantassent sciscitaretur seque fecisse ructu quoque ostenderet.

Traduzione all'italiano


Galba, contrariamente ad ogni aspettativa, lo inviò nella Germania Inferiore. Pensano che sia stato aiutato da T. Vinio, allora assai potente, al quale, da tempo, si era legato in amicizia per la comune preferenza verso la squadra degli Azzurri, se non che Galba dichiarò apertamente che coloro di cui meno si doveva aver paura erano quelli che pensavano solo a mangiare e che Vitellio, con le ricchezze della sua provincia avrebbe potuto riempire il suo ventre senza fondo; allora fu chiaro a tutti che era stato scelto più per disprezzo che per favore. È assodato che al momento di partire si trovò senza i soldi per il viaggio; la sua ristrettezza finanziaria era tale che, sistemando in un appartamento a pigione la moglie e i figli che lasciava a Roma, diede in affitto per il resto dell'anno la sua casa e impegnò una grossa perla, tolta dall'orecchio di sua madre, per far fronte alle spese del viaggio; la folla dei creditori, e fra questi gente di Sinuessa e di Formia, di cui aveva sottratto con frode le imposte pubbliche, lo attendeva per fermarlo al passaggio e non la allontanò se non per il timore delle sue ingiurie calunniose; infatti poiché un liberto chiedeva con troppa insolenza il pagamento del suo debito, Vitellio lo querelò per ingiurie, con il pretesto che gli aveva dato un calcio, e ritirò la querela soltanto dopo avergli estorto cinquantamila sesterzi.
Al suo arrivo l'armata maldisposta verso l'imperatore e incline alla rivolta, accolse con gioia, con le palme delle mani rivolte in alto, come un dono ricevuto dagli dei, questo generale, figlio di uno che era stato tre volte console, che era nel vigore degli anni e mostrava un carattere indulgente e prodigo. Tale era da tempo la sua reputazione ed egli l'aveva confermata anche con prove recenti, giacché per tutta la durata del viaggio abbracciava perfino i semplici soldati incontrati al passaggio, e nelle osterie e nelle taverne prodigava ai vetturali e ai viaggiatori amabilità di ogni genere, arrivando perfino ad informarsi da ciascuno, al mattino, "se aveva già fatto la prima colazione" e a dimostrare con un rutto che lui l'aveva già consumata.