Traduzione di Paragrafo 2, Libro 9 (Vitellius) di Svetonio

Versione originale in latino


Contra plures auctorem generis libertinum prodiderunt, Cassius Severus nec minus alii eundem et sutorem veteramentarium, cuius filius sectionibus et cognituris uberius compendium nanctus, ex muliere vulgari, Antiochi cuiusdam furnariam exercentis filia, equitem R. Genuerit. Sed quod discrepat, sit in medio. Ceterum P. Vitellius domo Nuceria, sive ille stirpis antiquae sive pudendis parentibus atque avis, eques certe R. Et rerum Augusti procurator, quattuor filios amplissimae dignitatis cognomines ac tantum praenominibus distinctos reliquit, Aulum Quintum Publium Lucium. Aulus in consulatu obiit, quem cum Domitio Neronis Caesaris patre inierat, praelautus alioqui famosusque cenarum magnificentia. Quintus caruit ordine, cum auctore Tiberio secerni minus idoneos senatores removerique placuisset. Publius, Germanici comes, Cn. Pisonem inimicum et interfectorem eius accusavit condemnavitque, ac post praeturae honorem inter Seiani conscios arreptus et in custodiam fratri datus scalpro librario venas sibi incidit, nec tam mortis paenitentia quam suorum obtestatione obligari curarique se passus in eadem custodia morbo periit. Lucius ex consulatu Syriae praepositus, Artabanum Parthorum regem summis artibus non modo ad conloquium suum, sed etiam ad veneranda legionum signa pellexit. Mox cum Claudio principe duos insuper ordinarios consulatus censuramque gessit. Curam quoque imperii sustinuit, absente eo expeditione Britannica; vir innocens et industrius, sed amore libertinae perinfamis, cuius etiam salivis melle commixtis, ne clam quidem aut raro sed cotidie ac palam, arterias et fauces pro remedio fovebat. Idem miri in adulando genii, prius C. Caesarem adorare ut deum instituit, cum reversus ex Syria non aliter adire ausus esset quam capite velato circumvertensque se, deinde procumbens. Claudium uxoribus libertisque addictum ne qua non arte demereretur, pro maximo numere a Messalina petit, ut sibi pedes praeberet excalciandos; detractumque socculum dextrum inter togam tunicasque gestavit assidue, nonnumquam osculabundus. Narcissi quoque et Pallantis imagines aureas inter Lares coluit. Huius et illa vox est: Saepe facias, cum Saeculares ludos edenti Claudio gratularetur.

Traduzione all'italiano


Al contrario molti sostengono che il capostipite della famiglia era un liberto, Cassio Severo, ed altri precisano che costui era un ciabattino che rattoppava scarpe vecchie, il cui figlio, avendo accumulato una considerevole fortuna nelle vendita all'asta e nelle sue funzioni di procuratore di Stato, sposò una prostituta, figlia di un certo Antioco, fornaio di professione, dalla quale ebbe un cavaliere romano. Ma lasciamo perdere ciò che è controverso. Per altro è sicuro che P. Vitellio, originario di Nocera sia che discenda da un antico lignaggio, sia che dovesse vergognarsi dei suoi parenti e dei suoi antenati, fu cavaliere romano, procuratore del patrimonio di Augusto e padre di quattro figli omonimi, distinti soltanto dal prenome: Aulo, Quinto, Publio e Lucio che arrivarono alle più alte dignità. Aulo morì durante il suo consolato che aveva cominciato con Domizio, il padre dell'imperatore Nerone: era amante del lusso, ma soprattutto famoso per la magnificenza delle sue cene. Quinto perse il suo rango di senatore quando, per iniziativa di Tiberio, si decise di epurare quest'ordine e di escluderne i membri indegni. Publio, compagno di Germanico, accusò Cn. Pisone e lo fece condannare come il nemico e l'assassino di quello; più tardi, dopo aver esercitato la pretura, fu arrestato come complice di Seiano e, affidato alla custodia di suo fratello, si aprì le vene con un temperino, ma, più per le suppliche dei suoi, che per il timore della morte, si lasciò bendare e curare le ferite, poi morì di malattia, senza aver ottenuto la libertà. Lucio, divenuto governatore della Siria, al termine del suo consolato, con estrema abilità, convinse Artabano, re dei Parti, non solo a venire a colloquio con lui, ma anche a rendere omaggio alle insegne delle legioni. Poi esercitò ancora, con l'imperatore Claudio, due consolati ordinari e la censura. Fu anche incaricato di reggere l'Impero, in assenza di Claudio, durante la spedizione in Britannia; era un uomo onesto e attivo, ma si disonorò per la sua passione verso una liberta di cui arrivò perfino a mescolare la saliva con miele per servirsene come rimedio per la gola e i bronchi, e non di tanto in tanto, segretamente, ma ogni giorno, apertamente. Era anche dotato di un meraviglioso talento adulatorio e fu il primo ad introdurre l'usanza di adorare C. Cesare come un dio: infatti, ritornato dalla Siria fece mostra di non potersi avvicinare se non con il capo coperto da un velo, girandosi attorno e poi prosternandosi. Quando vide Claudio soggetto alle sue mogli e ai suoi liberti, non volle trascurare nessun mezzo per fargli la corte, e chiese a Messalina, come preziosa confidenza, il permesso di toglierle le calzature dai piedi; levatale poi la scarpa destra, la portò sempre tra la toga e le tuniche, baciandola di tanto in tanto. Venerò anche, tra i suoi dei Lari, le immagini di Narciso e Pallante; è sua la famosa espressione: "Possa tu farlo spesso," rivolta a Claudio per congratularsi quando diede i giochi secolari.