Traduzione di Paragrafo 6, Libro 8 (Otho) di Svetonio

Versione originale in latino


Tulerat animus post adoptionem statim castra occupare cenantemque in Palatio Galbam adgredi, sed obstitit respectus cohortis, quae tunc excubabat, ne oneraretur invidia, quod eiusdem statione et Gaius fuerat occisus et desertus Nero. Medium quoque tempus religio et Seleucus exemit.
Ergo destinata die praemonitis consciis ut se in foro sub aede Saturni ad miliarium aureum opperiretur, mane Galbam salutavit, utque consueverat osculo exceptus, etiam sacrificanti interfuit audivitque praedicta haruspicis. Deinde liberto adesse architectos nuntiante, quod signum convenerat, quasi venalem domum inspecturus abscessit, proripuitque se postica parte Palatii ad constitutum. Alii febrem simulasse aiunt eamque excusationem proximis mandasse, si quaereretur. Tunc abditus propere muliebri sella in castra contendit, ac deficientibus lecticariis cum descendisset cursumque cepisset, laxato calceo restitit, donec omissa mora succollatus et a praesente comitatu imperator consalutatus, inter faustas adclamationes strictosque gladios ad principia devenit, obvio quoque non aliter ac si conscius et particeps foret adhaerente. Ibi missis qui Galbam et Pisonem trucidarent, ad conciliandos pollicitationibus militum animos nihil magis pro contione testatus est, quam id demum se habiturum, quod sibi illi reliquissent.

Traduzione all'italiano


Otone aveva avuto l'idea di impadronirsi dell'accampamento dei pretoriani subito dopo l'adozione e di assalire Galba mentre cenava al Palatino, ma fu trattenuto dal timore di rendere troppo odiosa la coorte che montava la guardia in quel momento, perché era la stessa che aveva prestato servizio quando era stato ucciso Gaio e abbandonato Nerone. Inoltre, per scrupolo religioso e su parere di Seleuco, lasciò passare ancora un po' di tempo.
Il giorno stabilito, dunque, dopo aver raccomandato ai suoi complici di attenderlo nel foro, ai piedi del tempio di Saturno presso una pietra miliare aurea, al mattino si recò a salutare Galba, come di consueto ricevendone l'abbraccio, assistette anche al sacrificio e sentì le predizioni dell'aruspice. In seguito un liberto gli annunciò che erano arrivati gli architetti: era questo il segnale convenuto. Otone si ritirò allora con la scusa di vedere una casa in vendita e si precipitò all'appuntamento, uscendo dal Palatino attraverso la porta posteriore. Altri dicono che finse di avere la febbre e che incaricò i suoi vicini di dare questa giustificazione se fosse stata richiesta. Nascostosi allora prontamente in una lettiga da donna si diresse all'accampamento, poi, dal momento che i portatori non ne potevano più, discese e si mise a correre, ma le sue calzature si slacciarono e dovette fermarsi, finché, preso sulle spalle senza indugio dai suoi compagni e salutato imperatore, giunse nella piazza d'armi, circondato dai soldati che lo acclamavano con le spade in pugno, giacché tutti quelli che incontrava si univano a lui proprio come se fossero stati complici e membri della congiura. Di qui inviò alcuni ad ammazzare sia Galba, sia Pisone, poi, allo scopo di accattivarsi con promesse le simpatie dei soldati, dichiarò pubblicamente che avrebbe tenuto soltanto quello che essi gli avrebbero lasciato.