Traduzione di Paragrafo 4, Libro 8 (Otho) di Svetonio

Versione originale in latino


Ut tandem occasio ultionis data est, conatibus Galbae primus accessit: eodemque momento et ipse spem imperii cepit magnam quidem et ex condicione temporum, sed aliquando maiorem ex affirmatione Seleuci mathematici. Qui cum eum olim superstitem Neroni fore spopondisset, tunc ultro inopinatus advenerat, imperaturum quoque brevi repromittens. Nullo igitur offici aut ambitionis in quemquam genere omisso, quotiens cena principem acciperet, aureos excubanti cohorti viritim dividebat, nec minus alium alia via militum demerebatur. Cuidam etiam de parte finium cum vicino litiganti, adhibitus arbiter, totum agrum redemit emancipavitque; ut iam vix ullus esset, qui non et sentiret et praedicaret solum successione imperii dignum.

Traduzione all'italiano


Quando alla fine si presentò l'occasione della vendetta, fu il primo ad associarsi ai tentativi di Galba; al tempo stesso concepì la speranza di giungere al potere, sia per le circostanze, sia soprattutto per la dichiarazione dell'astrologo Selcuco. Costui infatti, dopo avergli assicurato un tempo che sarebbe sopravvissuto a Nerone, era venuto allora spontaneamente e inaspettatamente per promettergli che quanto prima sarebbe divenuto imperatore. Così, prodigando a tutti servizi e cortesie di ogni genere, ogni volta che riceveva l'imperatore a cena, donava un pezzo d'oro a ciascun uomo del corpo di guardia e cercava di legarsi i soldati ora in un modo, ora in un altro. E poiché uno di loro lo aveva scelto come arbitro in un processo relativo ai confini di un terreno, egli lo comperò tutto per regalarlo al soldato; così in breve tempo non vi fu nessuno che non fosse del parere e non proclamasse che lui solo era degno di succedere al potere.