Traduzione di Paragrafo 11, Libro 8 (Otho) di Svetonio

Versione originale in latino


Atque ita paratus intentusque iam morti, tumultu inter moras exorto ut eos, qui discedere et abire coeptabant, corripi quasi desertores detinerique sensit, "Adiciamus," inquit, "vitae et hanc noctem!" (his ipsis totidemque verbis) vetuitque vim cuiquam fieri; et in serum usque patente cubiculo, si quid adire vellet, potestatem sui praebuit. Post hoc sedata siti gelidae aquae potione, arripuit duos pugiones et explorata utriusque acie, cum alterum pulvino subdidisset, foribus adopertis artissimo somno quievit. Et circa lucem demum expergefactus, uno se traiecit ictu infra laevam papillam irrumpentibusque ad primum gemitum modo celans modo detegens plagam, exanimatus est et celeriter (nam ita praeceperat) funeratus, tricensimo et octavo aetatis anno et nonagesimo quinto imperii die.

Traduzione all'italiano


Prese tutte queste disposizioni, non pensava che a morire, ma poiché nel frattempo si era determinato un po' di disordine che si cercava di placare trattando come disertori coloro che cominciavano a ritirarsi, disse: "Aggiungiamo ancora questa notte alla nostra vita" - tali furono le parole esatte - e non volle che si facesse violenza a nessuno; poi lasciando aperta la sua camera fino a tarda ora accolse tutti coloro che volevano vederlo. Dopo di che, dissetatosi con un po' d'acqua fresca, prese due pugnali, di cui tastò le punte, ne mise uno sotto il cuscino, fece chiudere le porte e dormì profondamente. Svegliatosi verso lo spuntare del giorno, con un sol colpo si trafisse al lato sinistro del petto; ai suoi primi gemiti ci si precipitò nella stanza ed egli spirò ora nascondendo, ora scoprendo la sua ferita. Secondo le sue disposizioni, ci si affrettò a seppellirlo. Si trovava nel trentottesimo anno d'età e nel novantacinquesimo giorno del suo Impero.