Traduzione di Paragrafo 1, Libro 8 (Otho) di Svetonio

Versione originale in latino


Maiores Othonis orti sunt oppidio Ferentio, familia vetere et honorata atque ex principibus Etruriae. Avus M. Salvius Otho, patre equite R., matre humili incertum an ingenua, per gratiam Liviae Augustae, in cuius domo creverat, senator est factus nec praeturae gradum excessit.
Pater L. Otho, materno genere praeclaro multarumque et magnarum propinquitatum, tam carus tamque non absimilis facie Tiberio principi fuit, ut plerique procreatum ex eo crederent. Urbanos honores, proconsulatum Africae et extraordinaria imperia severissime administravit. Ausus etiam est in Illyrico milites quosdam, quod motu Camilli ex paenitentia praepositos suos quasi defectionis adversus Claudium auctores occiderant, capite punire et quidem ante principia se coram, quamvis ob id ipsum promotos in ampliorem gradum a Claudio sciret. Quo facto sicut gloriam auxit, ita gratiam minuit; quam tamen mature reciperavit detecta equitis R. Fraude, quem prodentibus servis necem Claudio parere compererat. Namque et senatus honore rarissimo, statua in Palatio posita, prosecutus est eum et Claudius adlectum inter patricios, conlaudans amplissimis verbis, hoc quoque adiecit: Vir, quo meliores liberos habere ne opto quidem. Ex Albia Terentia splendida femina duos filios tulit, L. Titianum et minorem M. Cognominem sibi; tulit et filiam, quam vixdum nubilem Druso Germanici filio despondit.

Traduzione all'italiano


Gli antenati di Otone erano originari del borgo di Ferentino: la sua famiglia era antica, onorata e faceva parte delle principali dell'Etruria. Suo nonno M. Salvio Otone, figlio di un cavaliere romano e di una donna di cui si ignora se fosse schiava o libera, divenne senatore per l'interessamento di Livia Augusta, presso la quale era stato allevato, ma non andò oltre la carica di pretore.
Suo padre L. Otone, illustre per parte materna e imparentato con molte grandi famiglie, fu tanto caro all'imperatore Tiberio e tanto a lui somigliante nell'aspetto, che quasi tutti lo consideravano suo figlio. Esercitò le magistrature urbane, il proconsolato in Africa e i comandi straordinari con la più rigorosa severità. Quando era nell'lllirico ebbe perfino il coraggio di far mettere a morte, per di più sulla piazza d'armi e in sua presenza, alcuni soldati che, pentiti, dopo la rivolta di Camillo contro Claudio, avevano ucciso i loro ufficiali, quasi fossero stati gli istigatori della loro defezione; ed egli sapeva pertanto che per quel loro modo di comportarsi Claudio li avrebbe promossi ad un grado superiore. Questo gesto se accrebbe la sua gloria, diminuì il suo credito, ma lo riacquistò ben presto quando avvertì Claudio che un cavaliere romano, i cui schiavi gli avevano rivelato i progetti, si preparava ad assassinarlo. Infatti, non solo il Senato fece erigere la sua statua sul Palatino, onore assai raro, ma anche Claudio lo incluse nel numero dei patrizi e gli decretò i più splendidi elogi, arrivando perfino a dire: "È un uomo tale che neppure desidero avere figli migliori di lui." Da Albia Terenzia, donna di condizione brillante, ebbe due figli, L. Titiano e, dopo di lui, Marco, soprannominato come suo padre; ebbe anche una figlia che promise, quando era appena in età da marito, a Druso, il figlio di Germanico.