Traduzione di Paragrafo 9, Libro 7 (Galba) di Svetonio

Versione originale in latino


Per octo annos varie et inaequabiliter provinciam rexit, primo acer et vehemens et in coercendis quidem delictis vel immodicus. Nam et nummulario non ex fide versanti pecunias manus amputavit mensaeque eius adfixit, et tutorem, quod pupillum, cui substitutus heres erat, veneno necasset, cruce adfecit; implorantique leges et civem Romanum se testificanti, quasi solacio et honore aliquo poenam levaturus, mutari multoque praeter ceteras altiorem et dealbatam statui crucem iussit. Paulatim in desidiam segnitiemque conversus est, ne quid materiae praeberet Neroni, et ut dicere solebat, quod nemo rationem otii sui reddere cogeretur.
Carthagine nova conventum agens tumultuari Gallias comperit legato Aquitaniae auxilia implorante; supervenerunt et Vindicis litterae hortantis, ut humano generi assertorem ducemque se accommodaret. Nec diu cunctatus, condicionem partim metu, partim spe recepit; nam et mandata Neronis de nece sua ad procuratores clam missa deprenderat, et confirmabatur cum secundissimis auspiciis et omnibus virginis honestae vaticinatione, tanto magis quod eadem illa carmina sacerdos Iovis Cluniae ex penetrali somnio monitus eruerat ante ducentos annos similiter a fatidica puella pronuntiata. Quorum carminum sententia erat, oriturum quandoque ex Hispania principem dominumque rerum.

Traduzione all'italiano


Governò la sua provincia per otto anni in modo incostante e ineguale; in un primo tempo si mostrò pieno di ardore, energico e perfino esagerato nella repressione dei delitti. Infatti fece tagliare le mani ad un cambiavalute disonesto, ordinando di appenderle sul suo banco; fece avvelenare un tutore che aveva avvelenato un orfano di cui era stato nominato erede e poiché quello invocava la legge affermando di essere un cittadino romano, Galba, quasi per consolarlo e addolcire il suo supplizio con qualche nota d'onore, diede ordine di cambiare la croce e di erigerne un'altra molto più alta e dipinta di bianco. A poco a poco si abbandonò all'inerzia e all'indolenza per non offrire pretesti a Nerone e, come era solito dire, "perché nessuno è costretto a rendere conto della propria inattività".
Stava tenendo le sue assise a Cartagine Nuova quando dal luogotenente dell'Aquitania che chiedeva aiuti venne a sapere che i Galli si sollevavano; nel frattempo arrivò anche una lettera di Vindice che lo esortava "ad offrirsi come liberatore e come guida del genere umano". Dopo un breve indugio, accettò la proposta, spinto un po' dalla paura, un po' dalla speranza; era venuto infatti a conoscenza degli ordini che Nerone aveva inviato in segreto ai suoi procuratori per farlo assassinare; d'altra parte era incoraggiato non soltanto dagli auspici e dai presagi più favorevoli, ma anche dalle predizioni di una vergine di condizione onorevole, tanto più che nella città di Cluni il sacerdote di Giove, avvertito in sogno, aveva scoperto nel santuario quei responsi che duecento anni prima erano stati pronunciati in forma identica da una fanciulla dotata del dono della profezia. Il testo di quei responsi diceva che "un giorno sarebbe venuto dalla Spagna il principe e il padrone del mondo".