Traduzione di Paragrafo 20, Libro 7 (Galba) di Svetonio

Versione originale in latino


Sunt qui tradant, ad primum tumultum proclamasse eum: Quid agitis, commilitones? Ego vester sum, et vos mei! Donativum etiam pollicitum. Plures autem prodiderunt, optulisse ultro iugulum et ut hoc agerent ac ferirent, quando ita videretur, hortatum. Illud mirum admodum fuerit, neque praesentium quemquam opem imperatori ferre conatum et omnes qui arcesserentur sprevisse nuntium, excepta Germanicianorum vexillatione. Ii ob recens meritum, quod se aegros et invalidos magnopere fovisset, in auxilium advolaverunt, sed serius, itinere devio per ignorantiam locorum retardati. Iugulatus est ad lacum Curti ac relictum ita uti erat, donec gregarius miles a frumentatione rediens abiecto onere caput ei amputavit; et quoniam capillo arripere non poterat, in gremium abdidit, mox inserto per os pollice ad Othonem detulit. Ille lixis calonibusque donavit, qui hasta suffixum non sine ludibrio circum castra portarunt adclamantes identidem: "Galba Cupido, fruaris aetate tua," maxime irritati ad talem iocorum petulantiam, quod ante paucos dies exierat in vulgus, laudanti cuidam formam suam ut adhuc floridam et vegetam respondisse eum:
[list][i]eti moi menos empedon estin.[/i][/list]
Ab is Patrobii Neroniani libertus centum aureis redemptum eo loco, ubi iussu Galbae animadversum in patronum suum fuerat, abiecit. Sero tandem dispensator Argivus et hoc et ceterum truncum in privatis eius hortis Aurelia via sepulturae dedit.

Traduzione all'italiano


Alcuni dicono che, al loro primo assalto, egli gridò: "Che fate, compagni d'armi? Io sono vostro e voi siete miei," e che promise perfino una gratifica. Ma la maggior parte dice che egli offrì spontaneamente la gola, invitandoli "a fare quello che dovevano fare, a colpirlo, dal momento che così volevano". Ciò che può sembrare veramente straordinario è il fatto che nessuno dei presenti tentò di portare aiuto all'imperatore e che tutte le sue truppe chiamate in suo aiuto non tennero conto di quest'ordine, ad eccezione di un distaccamento di soldati di Germania. Costoro, in riconoscenza di un recente beneficio, in quanto li aveva favoriti particolarmente quando erano malati e invalidi, volarono in suo soccorso, ma non conoscendo la città, sbagliarono strada e giunsero in ritardo. Galba fu sgozzato presso il lago di Curzio e il suo cadavere tu lasciato così com'era, finché un soldato semplice, tornando dalla ricerca della sua razione di grano, gettò il suo carico e gli staccò la testa; poiché non poteva afferrarla per i capelli, in un primo tempo la nascose in grembo, poi, infilato il pollice nella bocca la portò ad Otone. Costui la regalò ai vivandieri e ai garzoni d'armata che la piantarono in cima a una picca e la portarono in giro per il campo, non senza scherno, gridando continuamente: "Galba, dio dell'amore, godi della tua età!" A questo tipo di scherzo lascivo li eccitava soprattutto il fatto che, secondo voci corse qualche giorno prima, Galba aveva risposto ad uno che lo complimentava per la sua figura ancora fiorente e vigorosa:
[list]"Le mie forze sono ancora intatte."[/list]
Un liberto di Petrobio Neroniano comperò la testa per cento pezzi d'oro e le gettò nel luogo stesso dove il suo padrone era stato messo a morte per ordine di Galba. Più tardi infine il suo intendente Argivo la seppellì, con il resto del corpo, nei giardini privati dell'imperatore, situati lungo la via Aurelia.