Traduzione di Paragrafo 19, Libro 7 (Galba) di Svetonio

Versione originale in latino


Prius vero quam occideretur sacrificate mane haruspex identidem monuit, caveret periculum, non longe percussores abesse. Haud multo post cognoscit teneri castra ab Othone, ac plerisque ut eodem quam primum pergeret suadentibus (posse enim auctoritate et praesentia praevalere) nihil amplius quam contineret se statuit et legionariorum firmare praesidiis, qui multifariam diverseque tendebant. Lorica tamen induit linteam, quamquam haud dissimulans parum adversum tot mucrones profuturam. Sed extractus rumoribus falsis, quos conspirati, ut eum in publicum elicerent, de industria dissiparant, paucis temere affirmantibus transactum negotium, oppressos, qui tumultuarentur, advenire frequentis ceteros gratulabundos et in omne obsequium paratos; iis ut occurreret prodiit, tanta fiducia ut militi cuidam occisum a se Othonem glorianti, Quo auctore? Responderit; atque in forum usque processit. Ibi equites, quibus mandata caedes erat, cum per publicum dimota paganorum turba equos adegissent, viso procul eo parumper restiterunt; dein rursum incitati desertum a suis contrucidarunt.

Traduzione all'italiano


La mattina del giorno in cui fu ucciso, l'aruspice lo avvertì più volte, mentre sacrificava, di guardarsi dal pericolo perché gli assassini non erano lontani. Poco dopo fu informato che l'accampamento dei pretoriani era nelle mani di Otone e molti lo consigliavano di recarvisi in fretta (con la sua autorità e con la sua presenza poteva infatti dominare la situazione), ma egli decise semplicemente di starsene dove si trovava a difendersi con distaccamenti di legionari, dispersi nei vari quartieri, separati gli uni dagli altri. Tuttavia indossò una corazza di lino, pur riconoscendo che sarebbe stata una fragile difesa contro tante spade. Ma fu tratto fuori da false voci che i congiurati avevano appositamente fatto correre per farlo uscire in pubblico; in realtà poiché alcuni affermavano, senza sapere niente, che la questione era sistemata, che i soldati in rivolta erano stati sopraffatti e che altri arrivavano in massa. per felicitarsi con lui, pronti a obbedirgli in tutto, egli usci per correre loro incontro con tanta fiducia che ad un soldato, che si vantava di aver ucciso Otone, domandò: "Su ordine di chi?"; dopo di che si avanzò fino al foro. Qui i cavalieri, che avevano ricevuto l'ordine di ucciderlo e avevano spinto i loro cavalli sulla piazza, allontanando la folla, vistolo da lontano, si fermarono un momento, poi, spronati nuovamente i loro cavalli, trovandolo abbandonato dai suoi, lo crivellarono di colpi.