Traduzione di Paragrafo 18, Libro 7 (Galba) di Svetonio

Versione originale in latino


Magna et assidua monstra iam inde a principio exitum ei, qualis evenit, portenderant. Cum per omne iter dextra sinistraque oppidatim victimae caederentur, taurus securis ictu consternatus rupto vinculo essedum eius invasit elatisque pedibus totum cruore perfudit; ac descendentem speculator impulsu turbae lancea prope vulneravit. Urbem quoque et deinde Palatium ingressum excepit terrae tremor et assimilis quidam mugitui sonus. Secuta sunt aliquando manifestiora. Monile, margaritis gemmisque consertum, ad ornandam Fortunam suam Tusculanam ex omni gaza secreverat; id repente quasi augustiore dignius loco Capitolinae Veneri dedicavit ac proxima nocte somniavit specie Fortunae querentis fraudatam se dono destinato, minantisque erepturam et ipsam quae dedisset. Cumque exterritus luce prima ad expiandum somnium, praemissis qui rem divinam appararent, Tusculum excucurrisset, nihil invenit praeter tepidam in ara favillam atratumque iuxta senem in catino vitreo tus tenentem et in calice fictili merum. Observatum etiam est kal. Ian. Sacrificanti coronam de capite excidisse, auspicanti pullos avolasse; adoptionis die neque milites adlocuturo castrensem sellam de more positam pro tribunali oblitis ministris, et in senatu curulem perverse collocatam.

Traduzione all'italiano


Presagi significativi e frequenti gli avevano annunciato fin dall'inizio del suo principato quale doveva essere la sua fine. Quando per tutta la durata della sua marcia si immolavano vittime, in ogni città attraversata, alla sua destra e alla sua sinistra, un toro, abbattuto da un colpo di scure, rotte le funi, si precipitò sulla sua vettura e, sollevate le zampe, lo inondò completamente di sangue; quando discese una guardia, spinta dalla folla; quasi lo ferì con la sua lancia. Anche quando entro in Roma e poi sul Palatino, fu accolto da un terremoto e da un rumore particolare assai simile a un muggito. Vennero in seguito avvertimenti molto più chiari. Egli aveva scelto, in mezzo a tutto il suo tesoro, una collana di perle e di pietre preziose per adornare la sua statua della Fortuna a Tusculo; tutto ad un tratto, giudicando che era più adatta per un santuario più imponente, la consacrò alla Venere del Campidoglio, ma nella notte successiva la Fortuna gli apparve in sogno per lamentarsi di essere stata defraudata di un dono che le aveva destinato e per minacciarlo di riprendersi a sua volta i doni che gli aveva fatto. Spaventato, verso l'alba si precipitò a Tusculo per scongiurare il pericolo annunciato dal sogno, preceduto da alcuni servitori che dovevano preparare un sacrificio, ma sull'altare trovò soltanto della cenere ancora tiepida e, al suo fianco, un vecchio in abito da lutto che portava incenso in un recipiente di vetro e vino in un calice d'argilla. Si notò anche che alle calende di gennaio la sua corona gli cadde dalla testa durante il sacrificio e che, mentre prendeva gli auspici, i polli sacri volarono via; che il giorno in cui adottò Pisone, quando stava per parlare ai soldati, i suoi servi si erano dimenticati di mettere, secondo l'usanza, un seggio militare davanti al suo palco e che in Senato la sua sedia curule si trovava sistemata di traverso.