Traduzione di Paragrafo 11, Libro 7 (Galba) di Svetonio

Versione originale in latino


Accessit in tanta discrimina mors Vindicis, qua maxime consternatus destitutoque similis non multo afuit quin vitae renuntiaret. Sed supervenientibus ab urbe nuntiis ut occisum Neronem cunctosque in verba sua iurasse cognovit, deposita legati suscepit Caesaris appellationem, iterque ingressus est paludatus ac dependente a cervicibus pugione ante pectus; nec prius usum togae reciperavit quam oppressis qui novas res moliebantur, praefecto praetorii Nymphidio Sabino Romae, in Germania Fonteio Capitone, in Africa Clodio Macro legatis.

Traduzione all'italiano


A pericoli così grandi si aggiunse la morte di Vindice, della quale fu veramente costernato e, come se avesse perduto tutto, non mancò molto che rinunciasse alla vita. Ma quando nel frattempo venne a sapere da alcuni messaggeri giunti da Roma che Nerone si era ucciso e che tutti avevano giurato in suo nome, egli abbandonò il titolo di luogotenente per assumere quello di Cesare e si mise in viaggio, indossando un mantello di generale, con un pugnale appeso al collo che cadeva sul petto; non riprese la toga se non dopo aver sconfitto coloro che macchinavano una rivoluzione, vale a dire il prefetto del pretorio Ninfidio Sabino a Roma, e i luogotenenti Fonteio Capitone in Germania e Clodio Macro in Africa.