Traduzione di Paragrafo 46, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Terrebatur ad hoc evidentibus portentibus somniorum et auspiciorum et omnium, cum veteribus tum novis. Numquam antea somniare solitus occisa demum matre vidit per quietem navem sibi regenti extortum gubernaculum trahique se ab Octavia uxore in artissimas tenebras et modo pinnatarum formicarum multitudine oppleri, modo a simulacris gentium ad Pompei theatrum dedicatarum circumiri acerique progressu; asturconem, quo maxime laetabatur, posteriore corporis parte in simiae speciem transfiguratum ac tantum capite integro hinnitus edere canoros. De Mausoleo, sponte foribus patefactis, exaudia vox est nomine eum cientis. Kal. Ian. Exornati Lares in ipso sacrificii appraratu conciderunt; auspicanti Sporus anulum muneri optulit, cuius gemmae scalptura erat Proserpinae raptus; votorum nuncupatione, magna iam ordinum frequentia, vix repertae Capitolii claves. Cum ex oratione eius, qua in Vindicem perorabat, recitaretur in senatu daturos poenas sceleratos ac brevi dignum exitum facturos, conclamatum est ab universis :"Tu facies, Auguste. " Observatum etiam fuerat novissimam fabulam cantasse eum publice Oedipodem exsulem atque in hoc desisse versu:
[list][i]Thanein m' anwge syggamos mhthr, pathr. [/i][/list]

Traduzione all'italiano


Inoltre Nerone era spaventato dai precisi avvertimenti che gli venivano dai sogni, dagli auspici e dai presagi, non solamente di antica data, ma anche recenti. In passato non aveva mai sognato, ma dopo aver fatto uccidere sua madre, vide in sogno che gli si strappava il timone di una nave che stava governando, che veniva trascinato dalla sua sposa Ottavia nelle tenebre più dense e che ora veniva coperto da un nugolo di formiche alate, ora che le statue delle genti, inaugurate presso il teatro di Pompeo lo circondavano e gli sbarravano il passo; infine che il suo cavallo d'Asturia, cui era particolarmente attaccato, gli appariva con la parte posteriore del corpo trasformata in scimmia, mentre solo la testa era intatta ed emetteva sonori nitriti. Dal Mausoleo le cui porte si aprirono da sole, si udì una voce che lo chiamava per nome. Il giorno delle calende di gennaio, gli dei Lari, ornati di fiori, si rovesciarono in mezzo all'apparato del sacrificio; mentre prendeva gli auspici, Sporo gli offrì un anello sulla cui pietra era effigiato il ratto di Proserpina. Al momento delle preghiere per l'imperatore, quando già i cittadini dei vari ordini erano radunati in folla, a fatica si trovarono le chiavi del Campidoglio. Quando lesse in Senato il passo del suo discorso contro Vindice, in cui diceva che i criminali sarebbero stati puniti e ben presto avrebbero fatto una fine degna di loro, tutti quanti gridarono insieme: "Sarai tu a farla, Augusto." Si osservò anche che quando cantò per l'ultima volta in pubblico, interpretò l'Edipo in esilio e terminò con queste parole:
[list]"Mia moglie, mia madre, mio padre mi ordinano di morire."[/list]