Traduzione di Paragrafo 43, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Initio statim tumultus multa et inmania, verum non abhorrentia a natura sua creditur destinasse; successores percussoresque summittere exercitus et provincias regentibus, quasi conspiratis idemque et unum sentientibus; quidquid ubique exsulum, quidquid in urbe hominum Gallicanorum esset contrucidare, illos ne desciscentibus adgregarentur, hos ut conscios popularium suorum atque fautores; Gallias exercitibus diripiendas permittere; senatum universum veneno per convivia necare; urbem incendere feris in populum immissis, quo difficilius defenderentur. Sed absterritus non tam paenitentia quam perficiendi desperatione credensque expeditionem necessariam, consules ante tempus privavit honore atque in utriusque locum solus iniit consulatum, quasi fatale esset non posse Gallias debellari nisi a consule. Ac susceptis fascibus cum post epulas triclinio digrederetur, innixus umeris familiarium affirmavit, simul ac primum provinciam attigisset, inermem se in conspectum exercituum proditurum nec quicquam aliud quam fleturum, revocatisque ad paenitentiam defectoribus insequenti die laetum inter laetos cantaturum epinicia, quae iam nunc sibi componi oporteret.

Traduzione all'italiano


Si crede che, dall'inizio dell'insurrezione, egli avesse formulato un'infinità di progetti abominevoli, ma non certo contrari alla sua natura: quello di inviare successori ed assassini ai governatori delle province e ai comandanti degli eserciti, che considerava cospiratori animati da un solo e identico spirito; di far massacrare tutti gli esiliati, dovunque fossero, e tutti i Galli che si trovavano a Roma, i primi per impedire che si unissero ai rivoltosi, gli altri, come se fossero complici e partigiani dei loro compatrioti; di lasciar saccheggiare le Gallie dalle sue armate; di avvelenare i senatori durante i loro banchetti; di incendiare Roma e di lanciare contro il popolo le bestie feroci, per rendere più difficile l'opera di salvataggio. Abbandonò però questi progetti non tanto per scrupolo di coscienza, quanto perché disperava di poterli realizzare e, considerando necessaria una spedizione, privò i consoli del loro incarico, prima del tempo legale, per mettersi da solo al loro posto, con il pretesto che, per volontà del destino, i Galli potevano essere debellati soltanto da un console. Prese dunque i fasci e, mentre usciva dalla sala da pranzo, dopo un banchetto, appoggiato alle spalle dei suoi intimi, disse loro che non appena avesse toccato il suolo della provincia si sarebbe presentato senza armi agli occhi dei soldati e si sarebbe limitato a versare lacrime; allora i rivoltosi si sarebbero pentiti e il giorno dopo, pieno di gioia, in mezzo all'allegria generale, avrebbe cantato un inno di vittoria che già in quel momento gli era opportuno comporre.