Traduzione di Paragrafo 42, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Postquam deinde etiam Galbam et Hispanias descivisse cognovit, conlapsus animoque male facto diu sine voce et prope intermortuus iacuit, utque resipiit, veste discissa, capite converberato, actum de se pronuntiavit consolantique nutriculae et aliis quoque iam principibus similia accidisse memoranti, se vero praeter ceteros inaudita et incognita pati respondit, qui summum imperium vivus amitteret. Nec eo setius quicquam ex consuetudine luxus atque desidiae omisit et inminuit quin immo cum prosperi quiddam ex provinciis nuntiatum esset, super abundatissimum cenam iocularia in defectionis duces carmina lasciveque modulata, quae vulgo notuerunt, etiam gesticulatus est; ac spectaculis theatri clam inlatus cuidam scaenico placenti nuntium misit abuti eum occupationibus suis.

Traduzione all'italiano


Ma quando seppe che Galba e le Spagne si rivoltavano a loro volta, ebbe un collasso e restò a lungo senza voce, semisvenuto; quando poi ebbe ripreso i sensi, si strappò le vesti e si batté la testa duramente, dicendo "che cosa sarebbe stato di lui"; poiché la sua nutrice cercava di consolarlo ricordandogli che simili sventure erano capitate ad altri principi, egli rispose "che la sua sfortuna superava tutte le loro, che era inaudita e senza precedenti, dal momento che gli sfuggiva di mano il potere supremo, quando ancora era vivo". Ma non rinunciò, tuttavia, a nessuna delle sue abitudini di lusso e di indolenza e nemmeno le ridusse; al contrario, poiché aveva ricevuto dalle province la notizia di un successo, nel corso di uno splendido banchetto cantò su un'aria allegra e con gesti appropriati alcuni versi comici diretti contro i capi della rivolta, che si diffusero tra il popolo; fattosi poi portare segretamente a teatro, mandò a dire ad un attore molto applaudito "che se ne approfittava delle occupazioni dell'imperatore".