Traduzione di Paragrafo 41, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Edictis tandem Vindicis contumeliosis et frequentibus permotus senaum epistula in ultionem sui reique publicae adhortatus est, excusato languore faucium, propter quem non adesset. Nihil autem aeque doluit, quam ut malum se citharoedum increpitum ac pro Nerone Ahenobarbum apellatum; et nomen quidem gentile, quod sibi per contumeliam exprobaretur, resumpturum se professus est deposito adoptivo, cetera convicia, ut falsa, non alio argumento refellebat, quam quod etiam inscitia sibi tanto opere elaboratae perfectaeque a se artis obiceretur, singulos subinde rogitans, nossentne quemquam praestantiorem. Sed urgentibus aliis super alios nuntiis Romam praetrepidus rediit; leviterque modo in itinere frivolo auspicio mente recreata, cum adnotasset insculptum monumento miltem Gallum ab equite R. oppressum trahi crinibus, ad eam speciem exsiluit gaudio caelumque adoravit. Ac ne tunc quidem aut senatu aut populo coram apellto quosdam e primoribus viris evocavit transactaque raptim consultatione reliquam diei partem per organa hydraulica novi et ignotis generis circumduxit, ostendensque singula, de ratione et difficultate cuiusque disserens, iam se etiam prolaturum omnia in theatrum affirmavit, si per Vindicem liceat.

Traduzione all'italiano


Scosso finalmente dai proclami oltraggiosi che Vindice andava moltiplicando, scrisse al Senato per esortarlo a vendicare sia lui, sia lo Stato adducendo, come giustificazione della sua assenza, un forte mal di gola. Ma niente lo addolorò maggiormente che il vedersi trattato come un cattivo citaredo e chiamato Enobarbo, invece di Nerone; a proposito del suo nome di famiglia dichiarò, dal momento che gliene facevano un insulto, che lo avrebbe ripreso, abbandonando quello del suo padre adottivo; quanto alle altre imputazioni, gli era sufficiente un solo argomento per dimostrare che erano false e precisamente che gli si rimproverava perfino di non conoscere un'arte che aveva coltivato con tanto impegno e portato alla sua perfezione; così domandava continuamente a tutti "se conoscevano un artista più grande di lui". Quando però si succedettero le notizie pressanti, egli ritornò a Roma tutto tremante; nel corso del viaggio fu un po' rassicurato soltanto da un presagio piuttosto frivolo. Infatti, avendo notato su un monumento un bassorilievo rappresentante un soldato gallo abbattuto da un cavaliere romano e trascinato per i capelli, esultò di gioia a quella visione e rese grazie agli dei. Nemmeno in queste circostanze parlò direttamente al popolo e al Senato, ma fece venire presso di sé alcuni dei principali cittadini e tenne in fretta un consiglio con loro, poi trascorso il resto della giornata a mostrar loro alcuni organi idraulici di modello assolutamente nuovo, spiegando il meccanismo di ciascuno e le difficoltà che si incontravano a sonarli, assicurandoli "che quanto prima li avrebbe presentati in teatro, se Vindice glielo avesse permesso".