Traduzione di Paragrafo 36, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Nec minore saevitia foris et in exteros grassatus est. Stella crinita, quae summis potestatibus exitium portendere vulgo putatur, per continuas noctes oriri coeperat. Anxius ea re, ut ex Balbillo astrologo didicit, solere reges talia ostenta caede aliqua illustri expiare atque a semet in capita procerum depellere, nobilissimo cuique exitium destinavit; enimvero multo magis et quasi per iustam causam duabus coniurationibus provulgatis, quarum prior maiorque Pisoniana Romae, posterior Viniciana Beneventi conflata atque detecta est. Coniurati e vinculis triplicium catenarum dixere causam, cum quidam ultro crimen faterentur, nonnulli etiam imputarent, tamquam aliter illi non possent nisi morte succurrere dedecorato flagitiis omnibus. Damnatorum liberi urbe pulsi enectique veneno aut fame; constat quosdam cum paedagogis et capsariis uno prandio pariter necatos, alios diurnum victum prohibitos quaerere.

Traduzione all'italiano


Con crudeltà non minore si comportò fuori casa e verso gli estranei. Una cometa, che, secondo la credenza popolare, annuncia la morte alle massime potenze, si era mostrata per più notti di seguito. Nerone si preoccupò di questa minaccia e, quando l'astrologo Balbilio gli spiegò che generalmente i re scongiuravano simili presagi immolando qualche illustre vittima e li gettavano lontano da sé, sulla testa dei grandi, egli decretò la morte di tutti i più nobili cittadini. Sicuramente lo confermò in questa decisione e la rese in un certo senso legittima, la scoperta di due complotti, dei quali il primo e più importante, quello di Pisone, si formò e fu scoperto a Roma, il secondo, quello di Vinicio a Benevento. I congiurati si difesero in tribunale, incatenati con triplice giro: alcuni confessarono apertamente il loro progetto, altri se ne fecero un merito dicendo che "non potevano aiutarlo se non uccidendolo, perché si era coperto di ogni vergogna". I figli dei condannati furono cacciati da Roma e li si fece morire di fame o con il veleno; è notorio che alcuni furono uccisi, insieme con i loro precettori e i loro schiavi personali, durante una colazione e che ad altri fu impedito di procurarsi il nutrimento quotidiano.