Traduzione di Paragrafo 24, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


In certando vero ita legi oboediebat, ut numquam exscreare ausus sudorem quoque frontis brachio detegeret; atque etiam in tragico quodam actu, cum elapsum baculum cito resumpsisset, pavidus et metuens ne ob delictum certamine summoveretur, non aliter confirmatus est quam adiurante hypocrita non animadversum id inter exsultationes succlamationesque populi. Victorem autem se ipse pronuntiabat; qua de causa et praeconio ubique contendit. Ac ne cuius alterius hieronicarum memoria aut vestigium exstaret usquam, subverti et unco trahi abicique in latrinas omnium statuas et imagines imperavit. Aurigavit quoque plurifariam, Olympiis vero etiam decemiugem, quamvis id ipsum in rege Mithradate carmine quodam suo reprehendisset; sed excussus curru ac rursus repositus, cum perdurare non posset, destitit ante decursum; neque eo setius coronatus est. Decedens deinde provinciam universam libertate donavit simulque iudices civitate Romana et pecunia grandi. Quae beneficia e medio stadio Isthmiorum die sua ipse voce pronuntiavit.

Traduzione all'italiano


Durante il concorso era così ossequiente al regolamento, che non osò mai sputare e nemmeno detergersi con il braccio il sudore della fronte. Per di più, poiché, nel corso di una scena tragica, si era affrettato a raccogliere il bastone che gli era sfuggito di mano, fu colto da paura e temette che quello sbaglio lo facesse escludere dal concorso, e si riprese soltanto quando un mimo lo assicurò che, tra l'entusiasmo e le acclamazioni del popolo, la cosa era passata inosservata. Era lui stesso che si proclamava vincitore; per questo, dappertutto, gareggiò, anche come banditore. E perché non restasse da nessuna parte il ricordo o la traccia dei vincitori dei giochi sacri, ordinò di abbattere, trascinare con un uncino e gettare nelle latrine tutte le loro statue e i loro ritratti. In diverse occasioni guido anche i carri e apparve persino ai giochi olimpici su un tiro a dieci cavalli, quantunque in uno dei suoi poemi avesse biasimato il re Mitridate proprio per questo fatto; per altro fu sbalzato dal carro; lo si rimise a bordo, ma non potendo reggere fino in fondo, si fermo prima del termine della corsa, cosa che non gli impedì di essere incoronato. Più tardi, lasciando la Grecia accordò la libertà a tutta la provincia, concesse ai suoi giudici la cittadinanza romana e vi aggiunse somme considerevoli. Lui stesso annunciò queste ricompense, dal centro dello stadio, il giorno dei giochi Istmici.