Traduzione di Paragrafo 21, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Cum magni aestimaret cantare etiam Romae, Neroneum agona ante praestitutam diem revocavit flagitantibusque cunctis caelestem vocem respondit quidem in hortis se copiam volentibus facturum, sed adiuvanti vulgi preces etiam statione militum, quae tunc excubabat, repraesentaturum se pollicitus estlibens; ac sine mora nomen suum in albo profitentium citharoedorum iussit ascribi sorticulaque in urnam cum ceteris demissa intravit ordine suo, simul praefecti praetorii citharam sustinentes, post tribuni militum iuxtaque amicorum intimi. Utque constitit, peracto principio, Niobam se cantaturum per Cluvium Rufum consularem pronuntiavit et in horam fere decimam perseveravit coronamque eam et reliquam certaminis partem in annum sequentemque distulit, ut saepius canendi occasio esset. Quod cum tardum videretur, non cessavit identidem se publicare. Dubitavit etiam an privatis spectaculis operam inter scaenios daret quodam praetorum sestertium decies offerente. Tragoedias quoque cantavit personatus heroum deorumque, item heroidum ac dearum, personis effectis ad similitudinem oris sui et feminae, prout quamque diligeret. Inter cetera cantavit Canacen parturientem, Oresten matricidam, Oedipodem excaecatum, Herculem insanum. In qua fabula fama est tiruculum militem positum ad custodiam aditus, cum eum ornari ac vinciri catenis, sicut argumentum postulabat, videret, accurrisse ferendae opis gratia.

Traduzione all'italiano


Poiché ci teneva moltissimo a cantare anche a Roma, ricominciò i giochi neroniani prima della data prevista e dal momento che gli spettatori reclamavano la sua voce celeste, egli rispose "che avrebbe esaudito i loro desideri nei suoi giardini", ma quando anche i soldati di guardia unirono le loro preghiere a quelle della folla, con piacere promise che "si sarebbe esibito subito"; poi, senza indugio, fece scrivere il proprio nome sulla lista dei citaredi che concorrevano depose, come loro, la sua scheda nell'urna e, quando fu il suo turno, entrò con i prefetti del pretorio che portavano la sua cetra, seguito dai tribuni militari e accompagnato dai più intimi amici. Quando si fermò, dopo aver offerto un preludio, fece annunciare dall'ex console Cluvio Rufo che "avrebbe cantato una Niobe" e andò avanti fin quasi alla decima ora; rimandò però all'anno successivo sia l'attribuzione di quella corona sia la fine del concorso, per avere più spesso l'occasione di cantare. Tuttavia, sembrandogli il rinvio troppo lungo, non si privò del piacere di farsi ascoltare più volte in pubblico. Fu anche in dubbio se offrire la propria partecipazione, insieme con professionisti, a spettacoli privati, giacché un pretore gli offriva un milione di sesterzi. Apparve anche in parti tragiche di eroi e di dei, di eroine e di dee, nascosto da maschere che riproducevano i suoi lineamenti e quelli di donne che, di volta in volta, ebbero i suoi favori. Interpretò, tra gli altri personaggi, Canace che partorisce, Oreste assassino di sua madre, Edipo divenuto cieco ed Ercole furioso. Si racconta che, in occasione di quest'ultima commedia, un giovanissimo soldato che montava di guardia, vedendo che Nerone veniva preparato per il sacrificio e incatenato, come richiedeva il copione, accorse per dargli aiuto.