Traduzione di Paragrafo 2, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Ut igitur paulo altius repetam, atavus eius Cn. Domitius in tribunatu pontificibus offensior, quod alium quam se in patris sui locum cooptassent, ius sacerdotum subrogandorum a collegiis ad populum transtulit, at in consulatu Allobrogibus Arvernisque superatis elephanto per provinciam vectus est turba militum quasi inter sollemnia triumphi prosequente. In hunc dixit Licinius Crassus orator non esse mirandum, quod aeneam barbam habret, cui os ferreum, cor plumbeum esset. Huius filius praetor C. Caesarem abeuntem consulatu, quem adversus auspicia legesque gessisse existimabatur, ad disquisitionem senatus vocavit; mox consul imperatorem ab exercitibus Gallicis retrahere temptavit successorque ei per factionem nominatus principio civilis belli ad Corfinium captus est. Unde dimissus Massiliensis obsidione laborantis cum adventu suo confirmasset, repente destituit acieque demum Pharsalica occubuit; vir neque satis constans et ingenio truci in desperatione rerum mortem timore appetitam ita expavit, ut haustum venenum paenitentia evomuerit medicumque manumiserit, quod sibi prudens ac sciens minus noxium temperassent. Consultante autem Cn. Pompeio de mediis ac neutram partem sequentibus solus censuit hostium numero habendos.

Traduzione all'italiano


Risalendo dunque un poco indietro, troviamo il suo trisavolo Cn. Domizio che, quando era tribuno, si adirò profondamente contro i pontefici, perché, al posto di suo padre, si erano aggregati non lui, ma un altro collega e per questo fece togliere ai vari collegi e affidare al popolo il diritto di eleggere i sacerdoti; d'altra parte, durante il suo consolato, dopo aver sconfitto gli Allobrogi e gli Arverni, percorse la sua provincia trasportato da un elefante e seguito dalle schiere dei suoi soldati, come nella solennità del trionfo. Proprio contro di lui l'oratore Licinio Crasso così si espresse: "Non c'è da stupirsi che abbia la barba di bronzo, dal momento che ha una bocca di ferro e un cuore di piombo." Suo figlio, quando era pretore, citò C. Cesare, per un'inchiesta davanti al Senato, al termine del suo consolato che, a suo giudizio, aveva esercitato contro gli aruspici e contro le leggi. In seguito, divenuto console, tentò di togliere alle armate delle Gallie il loro comandante e designato come suo successore dal partito avverso, si fece catturare a Crofinio, all'inizio della guerra civile. Di là, rilasciato da Cesare si portò a Marsiglia e infuse coraggio agli abitanti sfiniti dall'assedio, poi, improvvisamente li abbandonò e andò a morire sul campo di battaglia di Farsalo; uomo senza carattere e di natura feroce, quando la sua situazione fu disperata, per la paura cercò la morte al cui cospetto però fu preso da un terrore tale che, pentendosi di aver bevuto del veleno, si fece provocare il vomito e liberò dalla schiavitù il suo medico che, per prudenza e buon senso, gli aveva attenuato la violenza del veleno. Quando poi Cn. Pompeo esaminò i casi delle persone che, stando in mezzo ai due contendenti, non parteggiavano né per l'uno, né per l'altro, lui solo pensò che bisognava considerarli tutti nemici.