Traduzione di Paragrafo 13, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Non immerito inter spectacula ad eo edita et Tiridatis in urbem introitum rettulerim. Quem Armeniae regem magnis pollicitationibus sollicitatum, cum destinato per edictum die ostensurus populo propter nubilum distulisset, produxit quo opportunissime potuit, dispositis circa Fori templa armatis cohortibus, curuli residens apud rostra triumphantis habitu inter signa militaria atque vexilla. Et primo per devexum pulpitum subeuntem admisit ad genua adlevatumque dextra exosculatus est, dein precanti tiara deducta diadema inposuit, verba supplicis interpretata praetorio viro multitudini pronuntiante; perductum inde in theatrum ac rursus supplicantem iuxta se latere dextro conlocavit. Ob quae imperator consalutatus, laurea in Capitolium lata, Ianum geminum clausit, tamquam nullo residuo bello.

Traduzione all'italiano


Credo sia giusto segnalare ancora tra gli spettacoli offerti da Nerone l'entrata di Tiridate a Roma. Era il re d'Armenia che aveva sollecitato a venire con magnifiche promesse; fissò con un editto la data in cui lo avrebbe presentato al popolo, ma, poiché quel giorno il cielo era nuvoloso, differì ogni cosa fino ad un momento più favorevole; piazzò coorti in armi presso i templi del foro e Nerone prese posto su una sedia curule sui rostri, in abito di trionfatore, circondato da insegne e da vessilli. Subito Tiridate, salendo lungo una rampa, venne ad inginocchiarsi davanti a lui, ed egli gli alzò la mano destra e lo baciò; poi l'imperatore, alle preghiere di Tiridate, gli tolse la tiara e lo incoronò con un diudema, mentre un pretore anziano ripeteva alla folla, in latino, le parole del supplicante. Dopo di ciò, lo condusse a teatro e ricevute di nuovo le suppliche di Tiridate, lo fece sedere alla sua destra. Salutato imperatore per questo fatto, Nerone portò al Campidoglio una corona di lauro e chiuse il tempio di Giano Bifronte, come se non rimanesse da fare più nessuna guerra.