Traduzione di Paragrafo 12, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Hos ludos spectavit e proscaeni fastigio. Munere, quod in amphitheatro ligneo regione Martii campi intra anni spatium fabricato dedit, neminem occidit, ne noxiorum quidem. Exhibuit autem ad ferrum etiam quadringentos senatores sescentosque equites Romanos et quosdam fortunae atque existimationis integrae, ex isdem ordinibus confectores quoque ferarum et varia harenae ministeria. Exhibuit et naumachiam marina aqua innantibus belvis; item pyrrichas quasdam e numero epheborum, quibus post editam operam diplomata civitatis Romanae singulis optulit. Inter pyrricharum argumenta taurus Pasiphaam ligneo iuvencae simulacro abditam iniit, ut multi spectantium crediderunt; Icarus primo statim conatu iuxta cubiculum eius decidit ipsumque cruore respersit. Nam perraro praesidere, ceterum accubans, parvis primum foraminibus, deinde toto podio adaperto spectare consueverat.
Instituit et quinquennale certamen primus omnium Romae more Graeco triplex, musicum gymnicum equestre, quod appellavit Neronia; dedicatisque thermis atque gymnasio senatui quoque et equiti oleum praebuit. Magistros toto certamini praeposuit consulares sorte, sede praetorum. Deinde in orchestram senatumque descendit et orationis quidem carminisque Latini coronam, de qua honestissimus quisque contenderat, ipsorum consensu concessam sibi recepit, citharae autem a iudicibus ad se delatam adoravit ferrique ad Augusti statuam iussit. Gymnico, quod in Saeptis edebat, inter buthysiae apparatum barbam primam posuit conditamque in auream pyxidem et pretiosissimis margaritis adornatam Capitolio consecravit. Ad athletarum spectaculum invitavit et virgines Vestales, quia Olympiae quoque Cereris sacerdotibus spectare conceditur.

Traduzione all'italiano


Nerone seguì questi giochi dall'alto del proscenio. Durante il combattimento dei gladiatori che diede in un anfiteatro di legno, costruito in meno di un anno nella zona del Campo di Marte, non fece uccidere nessuno, nemmeno fra i condannati. Nel numero dei combattenti figuravano quattrocento senatori e seicento cavalieri romani, alcuni dei quali godevano di una fortuna e di una reputazione altissime; a questi due ordini appartenevano sia i bestiari, sia i vari addetti all'arena. Allestì anche una battaglia navale con mostri marini che nuotavano in acqua di mare. Fece pure eseguire alcune danze guerriere da un certo numero di efebi, ai quali, dopo che ebbero compiuta la danza, offrì il brevetto di cittadinanza romana. Tra queste danze, un toro violò Pasifae nascosta dentro una giovenca di legno, almeno così credettero molti degli spettatori; Icaro, subito al primo tentativo di volo, cadde presso il palco di Nerone e lo spruzzò di sangue. In realtà egli presiedette assai raramente lo spettacolo: d'ordinario lo guardava, sdraiato su un letto, da principio attraverso piccole aperture, poi dall'alto del podio che aveva fatto scoprire totalmente.
Fu il primo ad istituire a Roma un concorso quinquennale, articolato in tre settori, secondo l'usanza greca: musicale, ginnico ed equestre, e lo chiamò "giochi neroniani". Dopo aver inaugurato alcune terme e un ginnasio, fornì perfino l'olio ai senatori e ai cavalieri romani. Ad ogni concorso fece presiedere ex consoli estratti a sorte e collocati al posto dei pretori. In seguito andò a sistemarsi nell'orchestra, in mezzo ai senatori; accettò la corona dell'eloquenza e della poesia latina, che si erano contesa i più onorevoli cittadini e che gli era stata ceduta di comune accordo, ma quando i giudici gli assegnarono quella di sonatore di cetra, si genuflesse e diede ordine di portarla davanti alla statua di Augusto. Durante il concorso ginnico, che si teneva nel recinto delle elezioni, tra la solennità di un sacrificio di buoi, si fece tagliare per la prima volta la barba e la depose in una scatola d'oro adorna di pietre preziosissime che consacrò al Campidoglio. Allo spettacolo degli atleti invitò anche le vergini Vestali, in quanto pure ad Olimpia potevano assistervi le sacerdotesse di Cerere.