Traduzione di Paragrafo 10, Libro 6 (Nero) di Svetonio

Versione originale in latino


Atque ut certiorem adhuc indolem ostenderet, ex Augusti praescripto imperaturum se professus, neque liberalitatis neque clementiae, ne comitatis quidem ex hibendae ullam occasionem omisit. Graviora vectigalia aut abolevit aut minuit. Praemia delatorum Papiae legis ad quartas redegit. Divisis populo viritim quadringenis nummis senatorum nobilissimo cuique, sed a re familiari destituto annua salaria et quibusdam quingena constituit item praetorianis cohortibus frumentum menstruum gratuitum. Et cum de supplicio cuiusdam capite damnati ut ex more subscriberet admoneretur: "quam vellem, " inquit, "nescire litteras". Omnes ordines subinde ac memoriter salutavit. Agenti senatui gracias respondit: "Cum meruero". Ad campestres exercitationes suas admisit et plebem declamavitque saepius publicae; recitavit et carmina, non modo domi sed et in theatrum, tanta universorum laetitia, ut ob recitationem supplicatio decreta sit eaque pars carminum aureis litteris Iovi Capitolino dicata.

Traduzione all'italiano


E per dimostrare le sue buone intenzioni, dichiarò che avrebbe governato secondo i principi di Augusto, e non si lasciò sfuggire nessuna occasione per manifestare la sua generosità, la sua clemenza e perfino la sua amabilità. Abolì o diminuì le imposte troppo pesanti. Ridusse a un quarto le ricompense ai delatori delle infrazioni alla legge Papia. Fece distribuire al popolo quattrocento sesterzi a testa, poi decise che tutti i senatori, di origine nobile, ma decaduta, ricevessero un salario annuo che per alcuni arrivò anche a cinquemila sesterzi, e volle che le coorti pretoriane avessero ogni mese una distribuzione gratuita di grano. Un giorno che venne pregato di firmare, secondo l'usanza, una condanna di morte, disse: "Come vorrei non conoscere l'alfabeto!" Salutò spesso, per nome e a memoria, persone di ogni ordine. Al Senato che lo ringraziava, rispose: "Quando l'avrò meritato." La plebe fu ammessa ad assistere alle sue esercitazioni militari e molto spesso declamò in pubblico; recitò anche poesia, non solo in casa sua, ma pure in teatro, con così grande gioia di tutti, che, dopo una simile esibizione furono decretati ringraziamenti agli dei e i versi letti da lui furono impressi a caratteri d'oro e dedicati a Giove Capitolino.