Traduzione di Paragrafo 9, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


Sed ne discriminibus quidem caruit. Primum in ipso consulatu, quod Neronis et Drusi fratrum Caesaris statuas segnius locandas ponendasque curasset, paene honore summotus est; deinde extraneo vel etiam domesticorum aliquo deferente assidue varieque inquietatus. Cum vero detecta esset Lepidi et Gaetulici coniuratio, missus in Germaniam inter legatos ad gratulandum etiam vitae periculum adiit, indignante ac fremente Gaio patruum potissimum ad se missum quasi ad puerum regendum, adeo ut non defuerint, qui traderent praecipitatum quoque in flumen, sic ut vestitus advenerat. Atque ex eo numquam non in senatu novissimus consularium sententiam dixit, ignominiae causa post omnis interrogatus. Etiam cognitio falsi testamenti recepta est, in quo et ipse signaverat. Postremo sestertium octogies pro introitu novi sacerdotii coactus impendere, ad eas rei familiaris angustias decidit, ut cum obligatam aerario fidem liberare non posset, in vacuum lege praediatoria venalis pependerit sub edicto praefectorum.

Traduzione all'italiano


E non fu nemmeno al riparo dai danni. Inizialmente, perfino al tempo del suo consolato, poiché aveva dimostrato troppa negligenza nell'assegnare l'appalto per l'erezione delle statue di Nerone e di Druso, fratelli dell'imperatore, e nel farle rizzare, corse il rischio di essere esonerato dal suo incarico. In seguito fu continuamente bersagliato dalle accuse più diverse sia di estranei, sia delle persone di casa. Quando poi fu scoperta la congiura di Lepido e di Getulico, mandato in Germania con i delegati che dovevano congratularsi con l'imperatore, corse perfino il rischio di morire, perché Gaio si indignò terribilmente che gli avessero inviato lo zio, come se fosse un ragazzino da sorvegliare. E non mancano quelli che sostengono che lo fece gettare nel fiume tutto vestito come era arrivato. Da quel momento fu sempre l'ultimo ad esprimere il proprio parere in Senato e subì l'onta di essere interrogato dopo tutti gli altri. Fu anche istruita una causa per falso a proposito di un testamento del quale lui stesso era uno dei firmatari. Infine, obbligato a pagare ottanta milioni di sesterzi per la sua ammissione ad un nuovo collegio di sacerdoti, si trovò in tali ristrettezze economiche che, non potendo far fronte ai suoi impegni con l'erario, i suoi beni furono messi in vendita liberamente, secondo la legge ipotecaria, per decreto degli intendenti erariali.