Traduzione di Paragrafo 44, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


Non multoque post testamentum etiam conscripsit ac signis omnium magistratuum obsignavit. Prius igitur quam ultra progrederetur, praeventus est ab Agrippina, quam praeter haec conscientia quoque nec minus delatores multorum criminum arguebant. Et veneno quidem occisum convenit; ubi autem et per quem dato, discrepat. Quidam tradunt epulanti in arce cum sacerdotibus per Halotum spadonem praegustatorem; alii domestico convivio per ipsam Agrippinam, quae boletum medicatum avidissimo ciborum talium optulerat. Etiam de subseqventibus diversa fama est. Multi statim hausto veneno obmutuisse aiunt excruciatumque doloribus nocte tota defecisse prope lucem. Nonnulli inter initia consopitum, deinde cibo afflvente evomuisse omnia, repetitumque toxico, incertum pultine addito, cum velut exhaustum refici cibo oporteret, an immisso per clystera[m], ut quasi abundantia laboranti etiam hoc genere egestionis subveniretur.

Traduzione all'italiano


Poco dopo stilò il suo testamento e lo fece firmare da tutti i magistrati. Prima dunque che potesse andare oltre, fu prevenuto da Agrippina che, oltre questi sintomi poco rassicuranti, si vedeva accusata di numerosi crimini non solo dalla sua coscienza, ma anche dai delatori. Si è d'accordo nel dire che fu avvelenato, ma quando e da chi non si riesce a stabilire. Alcuni sostengono che fu avvelenato dall'eunuco Aloto, suo assaggiatore, quando pranzava con i sacerdoti nella cittadella; altri che il veleno gli fu somministrato, durante un banchetto dato in casa, da Agrippina stessa, che gli aveva fatto servire dei funghi manipolati, dei quali egli era ghiottissimo. Uguale disaccordo sussiste sui fatti successivi all'avvelenamento. Molti dicono che subito dopo aver assorbito il veleno divenne muto, fu tormentato da dolori per tutta la notte e morì sul far del giorno. Secondo altri inizialmente si assopì, poi il suo stomaco troppo pieno rigettò tutto quello che conteneva; allora gli si diede altro veleno, probabilmente mescolato con una poltiglia di farina, giacché, in certo senso sfinito, aveva bisogno di cibo per riprendersi, oppure con un clistere introdotto per via anale, sotto il pretesto di liberare in quel modo il suo corpo imbarazzato.