Traduzione di Paragrafo 40, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


Sermonis vero rerumque tantam saepe neglegentiam ostendit, ut nec quis nec inter quos, quove tempore ac loco verba faceret, scire aut cogitare existimaretur. Cum de laniis ac vinariis ageretur, exclamavit in curia: "rogo vos, quis potest sine offula vivere?" Descripsitque abundantiam veterum tabernarum, unde solitus esset vinum olim et ipse petere. De quaesturae quodam candidato inter causas suffragationis suae posuit, quod pater eius frigidam aegro sibi tempestive dedisset. Inducta teste in senatu: "haec," inquit, "matris meae liberta et ornatrix fuit, sed me patronum semper existimavit; hoc ideo dixi, quod quidam sunt adhuc in domo mea, qui me patronum non putant." Sed et pro tribunali Ostiensibus quiddam publice orantibus cum excanduisset, nihil habere se vociferatus est, quare eos demereatur; si quem alium, et se liberum esse. Nam illa eius cotidiana et plane omnium horarum et momentorum erant: "quid, ego tibi Telegenius videor?" et: [i]lalei kai me thiggane[/i], multaque talia etiam privatis deformia, nedum principi, neque infacundo neque indocto, immo etiam pertinaciter liberalibus studiis dedito.

Traduzione all'italiano


A parole e a fatti spesso diede prova di una tale balordaggine da sembrare che perdesse di vista o non sapesse chi era e davanti a chi e in quali circostanze e dove parlava. Un giorno che si trattava di macellai e di mercanti di vino, gridò in curia: "Vi domando: chi potrebbe vivere senza un bocconcino di pane?" e si mise a descrivere l'abbondanza delle osterie di un tempo dove, in passato, lui stesso aveva l'abitudine di andare a cercare un po' di vino. Raccomandando un candidato alla questura allegò, fra gli altri meriti, il fatto che "il padre di quest'uomo gli aveva dato, durante una malattia, acqua fresca al momento opportuno". Quando presentò una donna al Senato come testimone, disse: "Costei è stata la libertà e la cameriera privata di mia madre ma ha sempre considerato me come suo padrone; vi dico questo, perché vi sono ancora oggi persone, in casa mia, che non mi considerano come il loro padrone." Peggio ancora, quando alcuni abitanti di Ostia indirizzarono al suo tribunale una richiesta pubblica, incollerito gridò "che non aveva nessun motivo per accattivarseli e che, se vi era un uomo libero, quello era proprio lui". Aveva inoltre espressioni abituali che ripeteva ad ogni ora e in ogni momento; per esempio: "E che, ti sembro un Telegenio?" oppure "Chiacchierate, ma non toccate" e molte altre analoghe, sconvenienti anche per un privato cittadino, ma soprattutto per un principe che non solo non era rozzo e ignorante, ma si era dedicato con tenacia agli studi liberali.