Traduzione di Paragrafo 4, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


"Collocutus sum cum Tiberio, ut mandasti, mea Livia, quid nepoti tuo Tiberio faciendum esset ludis Martialibus. Consentit autem uterque nostrum, semel nobis esse statvendum, quod consilium in illo sequamur. Nam si est artius, ut ita dicam, holocleros, quid est quod dubitemus, quin per eosdem articulos et gradus producendus sit, per quos frater eius productus sit? Sin autem [i]elattosthai[/i] sentimus eum et [i]beblaphthai kai eis ten tou somatos kai eis ten tes psyches artioteta[/i], praebenda materia deridendi et illum et nos non est hominibus [i]ta toiauta skoptein kai mykterizein eiothosin[/i]. Nam semper aestuabimus, si de singulis articulis temporum deliberabimus, [i]me proupokeimenou hemin[/i] posse arbitremur eum gerere honores necne. In praesentia tamen quibus de rebus consulis, curare eum ludis Martialibus triclinium sacerdotum non displicet nobis, si est passurus se ab Silvani filio homine sibi affini admoneri, ne quid faciat quod conspici et derideri possit. Spectare eum circenses ex pulvinari non placet nobis; expositus enim in fronte prima spectaculorum conspicietur. In Albanum montem ire eum non placet nobis aut esse Romae Latinarum diebus. Cur enim non praeficitur urbi, si potest sequi fratrem suum in montem? Habes nostras, mea Livia, sententias, quibus placet semel de tota re aliquid constitui, ne semper inter spem et metum fluctuemur. Licebit autem, si voles, Antoniae quoque nostrae des hanc partem epistulae huius legendam." Rursus alteris litteris: "Tiberium adulescentem ego vero, dum to aberis, cotidie invitabo ad cenam, ne solus cenet cum suo Sulpicio et Athenodoro. Qui vellem diligentius et minus [i]meteoros[/i] deligeret sibi aliquem, cuius motum et habitum et incessum imitaretur. Misellus [i]atychei[/i] nam [i]en tois spoudaiois[/i] ubi non aberravit eius animus, satis apparet [i]he tes psyches autou eugeneia[/i]. Item tertiis litteris: "Tiberium nepotem tuum placere mihi declamantern potuisse, peream nisi, mea Livia, admiror. Nam qui tam [i]asaphos[/i] loquatur, qui possit cum declamat [i]saphos[/i] dicere quae dicenda sunt, non video." Nec dubium est, quid post haec Augustus constituerit, et reliquerit eum nullo praeter auguralis sacerdotii honore impertitum ac ne heredem quidem nisi inter tertios ac paene extraneos e parte sexta nuncuparet, legato quoque non amplius quam octingentorum sestertiorum prosecutus.

Traduzione all'italiano


"Mia cara Livia, come mi hai chiesto, ho parlato con Tiberio a proposito di ciò che tuo nipote Claudio Tiberio doveva fare per i giochi di Marte. Siamo tutti e due d'accordo sulla necessità di decidere una volta per tutte la condotta da seguire nei suoi confronti, giacché se, per così dire, è del tutto normale non vedo perché non dovremmo fargli percorrere gli stessi gradini e le stesse tappe che ha percorso suo fratello. Se invece pensiamo che gli manchi qualche cosa, che non possieda tutte le sue facoltà, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista mentale, non dobbiamo esporci, né lui, né noi, alle corbellature delle persone abituate a ridere e farsi beffe di simili cose. D'altra parte vivremo sempre nell'incertezza se, a proposito di ogni circostanza, prendiamo decisioni senza aver stabilito prima se lo giudichiamo capace o no di esercitare le magistrature. Al presente, ad ogni modo, in merito ai problemi che mi poni, non abbiamo nulla in contrario perché si occupi, in occasione dei giochi di Marte, del banchetto dei sacerdoti, a patto che si lasci guidare dal figlio di Silvano, suo parente, perché non faccia nulla per cui possa essere osservato e deriso. Non vogliamo però che assista ai giochi dalla nostra tribuna; infatti sistemato nella prima fila degli spettatori, attirerebbe gli sguardi. Non vogliamo neppure che vada sul monte Albano o resti a Roma durante le feste latine. Perché infatti non metterlo a capo della città, se può seguire suo fratello sul monte Albano? Queste sono le nostre decisioni, mia cara Livia, con le quali una volta per sempre intendiamo prendere una posizione su tutta questa questione, per non essere continuamente sospesi tra la speranza e il timore. Se vuoi, puoi far leggere anche ad Antonia questa parte della nostra lettera." In un'altra lettera Augusto scrive ancora: "Durante la tua assenza, inviterò a cena tutti i giorni il giovane Claudio Tiberio, perché non resti solo a tavola con i suoi parenti Sulpicio e Atenodoro. Vorrei che si scegliesse con più senno e meno incertezza qualcuno di cui imitare i gesti, il portamento e il modo di camminare. Il povero ragazzo non ha fortuna, giacché nelle questioni serie, quando il suo spirito non è turbato, si vede affiorare a sufficienza la nobiltà del suo animo." In una terza lettera dice pure: "Mia cara Livia, ho potuto ascoltare con piacere tuo nipote Claudio Tiberio mentre pronunciava un discorso, e vorrei morire, mia Livia, se non ne sono ancora stupito, giacché non mi rendo conto come possa, lui che si esprime con tanta confusione, dire con precisione ciò che si deve dire, quando parla in pubblico." Non vi sono dubbi sulla decisione che Augusto prese in seguito, dal momento che gli assegnò nessun incarico, ad eccezione del sacerdozio augurale e non lo nominò erede, se non in terza linea, quasi come un estraneo, per un sesto, con un lascito particolare che non superava gli ottocentomila sesterzi.