Traduzione di Paragrafo 36, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


Quasdam insidias temere delatas adeo expavit, ut deponere imperium temptaverit. Quodam, ut supra rettuli, cum ferro circa sacrificantem se deprehenso, senatum per praecones propere convocavit lacrimisque et vociferatione miseratus est condicionem suam, cui nihil tuti usquam esset, ac diu publico abstinuit. Messalinae quoque amorem flagrantissimum non tam indignitate contumeliarum quam periculi metu abiecit, cum adultero Silio adquiri imperium credidisset; quo tempore foedum in modum trepidus ad castra confugit, nihil tota via quam essetne sibi salvum imperium requirens.

Traduzione all'italiano


Poiché gli erano stati denunciati certi complotti senza dar loro importanza, ne fu talmente spaventato che ebbe la tentazione di deporre la carica di imperatore. Quando, come ho detto prima, fu arrestato un individuo che girava con un pugnale attorno a lui, mentre stava facendo un sacrificio, si affrettò a far convocare il Senato da un banditore, poi, in lacrime ed emettendo alte grida si lamentò della sua triste sorte, che non gli dava nessuna sicurezza, e per lungo tempo si astenne dal comparire in pubblico. Del resto, nonostante tutto l'ardore della sua passione per lei, sacrificò Messalina non tanto perché si indigno per i suoi oltraggi, quanto perché ebbe paura di danni, giacché immaginò che l'impero sarebbe andato a finire nelle mani del suo amante Silio; in quella circostanza, colto da un folle timore, si rifugiò nell'accampamento dei pretoriani e per tutta la strada non fece altro che domandare "se gli restava ancora la carica di imperatore".