Traduzione di Paragrafo 21, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


Congiaria populo saepius distribuit. Spectacula quoque complura et magnifica edidit, non usitata modo ac solitis locis, sed et commenticia et ex antiquitate repetita, et ubi praeterea nemo ante eum. Ludos dedicationis Pompeiani theatri, quod ambustum restitverat, e tribunali posito in orchestra commisit, cum prius apud superiores aedes supplicasset perque mediam caveam sedentibus ac silentibus cunctis descendisset. Fecit et saeculares, quasi anticipatos ab Augusto nec legitimo tempori reservatos, quamuis ipse in historiis suis prodat, intermissos eos Augustum multo post diligentissime annorum ratione subducta in ordinem redegisse. Quare vox praeconis irrisa est invitantis more sollemni ad ludos, quos nec spectasset quisquam nec spectaturus esset, cum superessent adhuc qui spectaverant, et quidam histrionum producti olim tunc quoque producerentur. Circenses freqventer etiam in Vaticano commisit, nonnumquam interiecta per quinos missus venatione. Circo vero maximo marmoreis carceribus auratisque metis, quae utraque et tofina ac lignea antea fverant, exculto propria senatoribus constituit loca promiscue spectare solitis; ac super quadrigarum certamina Troiae lusum exhibuit et Africanas, conficiente turma equitum praetorianorum, ducibus tribunis ipsoque praefecto; praeterea Thessalos equites, qui feros tauros per spatia circi agunt insiliuntque defessos et ad terram cornibus detrahunt. Gladiatoria munera plurifariam ac multiplicia exhibuit: anniversarium in castris praetorianis sine venatione apparatuque, iustum atque legitimum in Saeptis; ibidem extraordinarium et breve dierumque paucorum, quodque appellare coepit "sportulam," quia primum daturus edixerat, velut ad subitam condictamque cenulam invitare se populum. Nec ullo spectaculi genere communior aut remissior erat, adeo ut oblatos victoribus aureos prolata sinistra pariter cum vulgo voce digitisque numeraret ac saepe hortando rogandoque ad hilaritatem homines provocaret, dominos identidem appellans, immixtis interdum frigidis et arcessitis iocis; qualis est ut cum Palumbum postulantibus daturum se promisit, si captus esset. Illud plane quantumuis salubriter et in tempore: cum essedario, pro quo quattuor fili deprecabantur, magno omnium favore indulsisset rudem, tabulam ilico misit admonens populum, quanto opere liberos suscipere deberet, quos videret et gladiatori praesidio gratiaeque esse. Edidit et in Martio campo expugnationem direptionemque oppidi ad imaginem bellicam et deditionem Britanniae regum praeseditque paludatus. Quin et emissurus Fucinum lacum naumachiam ante commisit. Sed cum proclamantibus naumachiariis: "Have imperator, morituri te salutant!" Respondisset: "Aut non," neque post hanc vocem quasi venia data quisquam dimicare vellet, diu cunctatus an omnes igni ferroque absumeret, tandem e sede sua prosiluit ac per ambitum lacus non sine foeda vacillatione discurrens partim minando partim adhortando ad pugnam compulit. Hoc spectaculo classis Sicula et Rhodia concurrerunt, duodenarum triremium singulae, exciente bucina Tritone argenteo, qui e medio lacu per machinam emerserat.

Traduzione all'italiano


Claudio fece spesso elargizioni al popolo, ma diede anche un gran numero di spettacoli magnifici„ non solamente di genere ordinario e nei luoghi abituali, ma pure di sua invenzione, oppure ripresi dalla più antica tradizione e per di più nei posti dove nessuno prima di lui li aveva organizzati. In occasione dei giochi celebrati per la dedicazione del teatro di Pompeo, che egli aveva restaurato dopo che un incendio lo aveva parzialmente distrutto, sedette su una tribuna eretta in mezzo all'orchestra, dopo aver offerto un sacrificio nei templi del piano superiore, da dove discese lungo le gradinate, tra gli spettatori seduti e silenziosi. Celebrò anche i giochi secolari, con il pretesto che Augusto li aveva dati troppo presto, prima della loro scadenza normale, sebbene egli stesso nelle sue memorie riferisca che Augusto ristabilì il corso regolare di questa tradizione, da tempo interrotta, dopo aver fatto con molta precisione il computo degli anni. Per questa ragione venne canzonata la formula con la quale il banditore pubblico invitava a questi giochi "che nessuno aveva ancora visto e non avrebbe visto mai più", perché vivevano ancora persone che avevano assistito a quelli precedenti, e alcuni istrioni che si erano visti un tempo vi figuravano di nuovo. Allestì con frequenza giochi di circo perfino sul Vaticano, qualche volta intervallando una caccia tra due serie di cinque esibizioni. Il Circo Massimo fu ornato di barriere di marmo e di mete dorate, che fino a poco prima erano state di tufo e di legno, e posti particolari furono assegnati ai senatori, fino ad allora confusi in mezzo alla folla; oltre alle corse di quadrighe, organizzò anche i giochi troiani e fece uccidere alcune bestie africane da uno squadrone di cavalieri pretoriani diretti dai loro tribuni, mentre lui stesso dirigeva tutti; inoltre vi fece apparire quei cavalieri tessali che inseguono per il circo tori selvaggi, saltano loro in groppa dopo averli sfiancati e li atterrano afferrandoli per le corna. Quanto ai combattimenti di gladiatori ne diede di vario genere e in diversi posti: uno, per un anniversario, nel campo dei pretoriani, senza caccia e senza nessun apparato; un altro, regolare e completo, nel recinto delle elezioni; nello stesso luogo ne diede un terzo, a titolo straordinario, che durò qualche giorno soltanto, e che cominciò a chiamare "sportula", perché nell'editto che annunciava questo spettacolo dato per la prima volta, egli aveva dichiarato che "invitava il popolo, in qualche modo, ad una piccola colazione improvvisata e concordata". Non vi era tipo di spettacolo per il quale non si mostrasse più familiare e più disponibile, giacché arrivò a contare ad alta voce sulle sue dita, tendendo la sinistra, insieme con il popolo, i pezzi d'oro offerti ai vincitori, e spesso stimolò le risate degli spettatori con le sue esortazioni e le sue preghiere, chiamando questi stessi vincitori "signori", con battute talvolta spiritose, lanciate da lontano; così, quando il popolo reclamava il gladiatore Palumbo, promise che glielo avrebbe portato, "se fosse riuscito ad acchiapparlo". Ecco pertanto una lezione salutare che seppe impartire al momento opportuno: poiché, tra gli applausi di tutti, aveva concesso la verga ad un conduttore di carro, in favore del quale intercedevano i suoi quattro figli, fece subito circolare tra in pubblico una tavoletta che segnalava agli spettatori "come fosse necessario che allevassero ragazzi dal momento che si rendevano conto che un semplice gladiatore trovava nei figli protettori influenti". Fece anche rappresentare al Campo di Marte la conquista e la distruzione di una città, con aderenza alla realtà di guerra, e pure la sottomissione del re della Britannia e presiedette allo spettacolo con il suo mantello di generale. Per di più, prima di liberare le acque dal lago Fucino, vi allestì un combattimento navale, ma quando i combattenti gridarono: "Ave, o Cesare! Coloro che stanno per morire ti salutano," egli rispose: "Magari no!" A queste parole, come se avesse concesso loro la grazia, alcuni di loro non vollero più battersi; allora stette per un po' a domandarsi se non dovesse farli ammazzare tutti col ferro e col fuoco, poi alla fine si alzò dal suo posto e correndo qua e là attorno al lago, ora minacciando, ora esortando, non senza una certa esitazione ridicola, li spinse alla battaglia. In questo spettacolo una flotta siciliana e una flotta di Rodi, comprendenti ciascuna dodici triremi, si diedero battaglia al suono di una tromba uscita da un Tritone d'argento che un congegno aveva fatto sorgere in mezzo al lago.