Traduzione di Paragrafo 12, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


At in semet augendo parcus atque civilis praenomine Imperatoris abstinuit, nimios honores recusavit, sponsalia filiae natalemque geniti nepotis silentio ac tantum domestica religione transegit. Neminem exulum nisi ex senatus auctoritate restituit. Ut sibi in curiam praefectum praetori tribunosque militum secum inducere liceret utque rata essent quae procuratores sui in iudicando statuerent, precario exegit. Ius nundinarum in privata praedia a consulibus petit. Cognitionibus magistratuum ut unus e consiliariis freqventer interfuit; eosdem spectacula edentis surgens et ipse cum cetera turba voce ac manu veneratus est. Tribunis plebis adeuntibus se pro tribunali excusavit, quod propter angustias non posset audire eos nisi stantes. Quare in brevi spatio tantum amoris favorisque collegit, ut cum profectum eum Ostiam perisse ex insidiis nuntiatum esset, magna consternatione populus et militem quasi proditorem et senatum quasi parricidam diris execrationibus incessere non ante destiterit, quam unus atque alter et mox plures a magistratibus in rostra producti salvum et appropinquare confirmarent.

Traduzione all'italiano


Al contrario, moderato e semplice in ciò che tendeva ad esaltare lui stesso, non volle il titolo di imperatore, rifiutò gli onori eccessivi, celebrò privatamente e solo nell'intimità le nozze di sua figlia e la nascita di suo nipote. Non riabilitò nessun esiliato, senza l'autorizzazione del Senato. Chiese, come un favore, che gli si permettesse di farsi accompagnare in curia dal prefetto del pretorio e dai tribuni militari, e che si desse valore di legge alle sentenze espresse dai suoi procuratori. Domandò ai consoli il diritto di tenere un mercato nei suoi possedimenti privati. Assistette, con frequenza, come un semplice consigliere, alle istruttorie dei magistrati; quando costoro organizzavano spettacoli, anche lui si alzava in piedi con il resto del pubblico e li onorò sia con la voce, sia con i gesti. Una volta che i tribuni della plebe vennero a trovarlo nel suo tribunale, si scusò per essere costretto, a causa del poco spazio, ad ascoltarli senza farli sedere. In tal modo, a poco a poco, riuscì a guadagnarsi tanta simpatia e tanto affetto che, dopo la sua partenza per Ostia, quando si sparse la voce che era morto assassinato, il popolo, fuori di sé, coprì di insulti terribili i soldati, che considerava traditori, e i senatori che giudicava parricidi, e si calmò soltanto quando i magistrati, uno o due all'inizio, poi molti, saliti sui rostri, assicurarono che l'imperatore era salvo e stava tornando.