Traduzione di Paragrafo 11, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


Imperio stabilito nihil antiquius duxit quam id biduum, quo de mutando rei p. Statu haesitatum erat, memoriae eximere. Omnium itaque factorum dictorumque in eo veniam et oblivionem in perpetuum sanxit ac praestitit, tribunis modo ac centurionibus paucis e coniuratorum in Gaium numero interemptis, exempli simul causa et quod suam quoque caedem depoposcisse cognoverat. Conversus hinc ad officia pietatis ius iurandum neque sanctius sibi neque crebrius instituit quam per Augustum. Aviae Liviae divinos honores et circensi pompa currum elephantorum Augustino similem decernenda curavit; parentibus inferias publicas, et hoc amplius patri circenses annuos natali die, matri carpentum, quo per circum duceretur, et cognomen Augustae ab viva recusatum. At in fratris memoriam per omnem occasionem celebratam comoediam quoque Graecam Neapolitano certamine docuit ac de sententia iudicum coronavit. Ne Marcum quidem Antonium inhonoratum ac sine grata mentione transmisit, testatus quondam per edictum, tanto impensius petere se ut natalem patris Drusi celebrarent, quod idem esset et avi sui Antoni. Tiberio marmoreum arcum iuxta Pompei theatrum, decretum quidem olim a senatu verum omissum, peregit. Gai quoque etsi acta omnia rescidit, diem tamen necis, quamuis exordium principatus sui, vetuit inter festos referri.

Traduzione all'italiano


Quando ebbe affermato il suo potere, la sua maggior preoccupazione fu quella di far scomparire il ricordo dei due giorni di incertezza, durante i quali si era pensato di cambiare il regime dello Stato. Proclamò dunque una amnistia completa e definitiva per tutto quello che si era fatto o detto durante quei giorni e la rispettò, giacché fece solo giustiziare alcuni tribuni e alcuni centurioni che avevano preso parte alla congiura contro Caligola, un po' per dare un esempio, un po' perché aveva saputo che avevano chiesto anche la sua morte. Passando poi a testimonianze di pietà filiale, decise che la sua formula di giuramento più sacra e più frequente sarebbe stata in nome di Augusto. Fece decretare gli onori divini a sua nonna Livia e volle che, nella processione del circo, sfilasse un carro, trascinato da elefanti, simile a quello di Augusto. Ordinò per i suoi parenti onori funebri, resi dallo Stato e per suo padre istituì giochi annuali nel giorno della sua nascita, mentre a sua madre decretò una vettura per trasportare nel circo la sua statua, e il soprannome di Augusta che aveva rifiutato quando era viva. Quanto alla memoria di suo fratello, onorata in ogni occasione, fece rappresentare a Napoli, durante un concorso, una sua commedia greca e, secondo le decisioni dei giudici, le attribuì la corona. Non dimenticò nemmeno di onorare Marc'Antonio e di ricordarlo con gratitudine, perché un giorno dichiarò con un editto che, se chiedeva con insistenza che si celebrasse l'anniversario di suo padre Druso, era perché coincideva con quello di suo nonno Antonio. In onore di Tiberio fece erigere presso il teatro di Pompeo l'arco di marmo che già a suo tempo il Senato aveva decretato, ma che poi aveva trascurato di costruire. E quantunque avesse annullato tutti gli atti di Caligola, tuttavia vietò di inserire tra i giorni di festa quello della sua uccisione, benché fosse anche il primo del suo principato.