Traduzione di Paragrafo 1, Libro 5 (Divus Claudius) di Svetonio

Versione originale in latino


Patrem Claudi Caesaris Drusum, olim Decimum mox Neronem praenomine, Livia, cum Augusto gravida nupsisset, intra mensem tertium peperit, fuitque suspicio ex vitrico per adulterii consuetudinem procreatum. Statim certe vulgatus est versus:
[list][i]Tois eutuchousi kai trimena paidia.[/i][/list]
Is Drusus in quaesturae praeturaeque honore dux Raetici, deinde Germanici belli Oceanum septemtrionalem primus Romanorum ducum navigavit transque Rhenum fossas navi et immensi operis effecit, quae nunc adhuc Drusinae vocantur. Hostem etiam freqventer caesum ac penitus in intimas solitudines actum non prius destitit insequi, quam species barbarae mulieris humana amplior victorem tendere ultra sermone Latino prohibuisset. Quas ob res ovandi ius et triumphalia ornamenta percepit; ac post praeturam confestim inito consulatu atque expeditione repetita supremum diem morbo obiit in aestivis castris, quae ex eo Scelerata sunt appellata. Corpus eius per municipiorum coloniarumque primores suscipientibus obviis scribarum decuriis ad urbem devectum sepultumque est in campo Martio. Ceterum exercitus honorarium ei tumulum excitavit, circa quem deinceps stato die quotannis miles decurreret Galliarumque civitates publice supplicarent. Praeterea senatus inter alia complura marmoreum arcum cum tropaeis via Appia decrevit et Germanici cognomen ipsi posterisque eius. Fuisse autem creditur non minus gloriosi quam civilis animi; nam ex hoste super victorias opima quoque spolia captasse summoque saepius discrimine duces Germanorum tota acie insectatus; nec dissimulasse umquam pristinum se rei p. Statum, quandoque posset, restituturum. Unde existimo nonnullos tradere ausos, suspectum eum Augusto revocatumque ex provincia et quia cunctaretur, interceptum veneno. Quod equidem magis ne praetermitterem rettuli, quam quia verum aut veri simile putem, cum Augustus tanto opere et vivum dilexerit, ut coheredem semper filiis instituerit, sicut quondam in senatu professus est, et defunctum ita pro contione laudaverit, ut deos precatus sit, similes ei Caesares suos facerent sibique tam honestum quandoque exitum darent quam illi dedissent. Nec contentus elogium tumulo eius versibus a se compositis insculpsisse, etiam vitae memoriam prosa oratione composuit. Ex Antonia minore complures quidem liberos tulit, verum tres omnino reliquit: Germanicum, Livillam, Claudium.

Traduzione all'italiano


Druso, il padre di Claudio Cesare, che inizialmente portò il prenome di Decimo, poi quello di Nerone, fu messo al mondo da Livia, dopo solo tre mesi che Augusto l'aveva sposata già incinta, e si sospettò che fosse figlio adulterino del suo patrigno. Ad ogni modo divennero subito di moda queste parole:
[list]"Ai fortunati nascono i figli in tre mesi."[/list]
Questo Druso, durante la sua questura e la sua pretura, guidò la guerra di Rezia, poi quella di Germania, fu il primo dei generali romani che navigò l'Oceano settentrionale e fece scavare, oltre il Reno, con un lavoro delicato e gigantesco, quei canali che ancora oggi portano il suo nome. Inoltre sconfisse più volte il nemico, lo respinse nella profondità delle lande desolate e arrestò il suo inseguimento soltanto davanti all'apparizione di una donna barbara che, parlando in latino, gli proibì di procedere oltre. Per queste imprese ricevette l'onore dell'ovazione e le insegne del trionfo; poi, divenuto console allo scadere della sua pretura, riprese la sua spedizione e mori di malattia negli accampamenti estivi, che, per questa ragione, furono chiamati "campi scellerati". Il suo corpo fu trasportato a Roma dai più importanti cittadini dei municipi e delle colonie, consegnato alle decurie degli scrivani pubblici che erano venuti incontro e seppellito nel Campo di Marte. Dal canto suo l'esercito gli eresse un cenotafio attorno al quale, da allora in poi, tutti gli anni, a una data stabilita, i soldati dovevano sfilare e le città galliche offrire pubblici sacrifici. Inoltre il Senato, tra gli altri numerosi onori, gli decretò un arco di trionfo di marmo con trofei, sulla via Appia e gli diede il soprannome di Germanicon trasmissibile ai suoi discendenti. Si crede che in lui la passione per la gloria non fosse minore della semplicità democratica, giacché, a quanto dicono, non gli bastava vincere il nemico, ma voleva portargli via le spoglie più ricche e spesso inseguiva i capi dei Germani con tutte le sue truppe, correndo grossi pericoli; d'altra parte non aveva mai nascosto la sua idea di restituire allo Stato, quando avesse potuto, il suo regime di un tempo. Per questa ragione io penso che alcuni hanno osato sostenere che Augusto, sospettando di lui, lo richiamò dalla provincia e lo fece avvelenare poiché tardava ad ubbidire. A dire la verità ho riportato questa opinione, non tanto perché la ritenga vera o verosimile, quanto per non tralasciare nessuna notizia, perché Augusto ebbe sempre per Druso l'affetto più sincero: finché visse, lo nominò erede insieme con i suoi figli, come dichiarò un giorno al Senato, e quando morì, pronunciando il suo elogio funebre, arrivò perfino a pregare gli dei "di rendere i suoi cari Cesari simili a lui e di riservargli, più tardi, una morte gloriosa come quella di Druso". E non contento di aver fatto scolpire sulla sua tomba alcuni versi elogiativi da lui stesso composti, scrisse in prosa la storia della sua vita. Druso ebbe molti figli da Antonia, la minore, ma tre soltanto gli sopravvissero: Germanico, Livilla e Claudio.