Traduzione di Paragrafo 6, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Romae quidem, cum ad primam famam valitudinis attonita et maesta civitas sequentis nuntios opperiretur, et repente iam vesperi incertis auctoribus convaluisse tandem percrebruisset, passim cum luminibus et victimis in Capitolium concursum est ac paene revolsae templi fores, ne quid gestientis vota reddere moraretur, expergefactus e somno Tiberius gratulantium vocibus atque undique concinentium:
[list]Salva Roma, salva patria, salvus est Germanicus.[/list]
Et ut demum fato functum palam factum est, non solaciis ullis, non edictis inhiberi luctus publicus potuit duravitque etiam per festos Decembris mensis dies. Auxit gloriam desideriumque defuncti et atrocitas insequentium temporum, cunctis nec temere opinantibus reverentia eius ac metu repressam Tiberi saevitiam, quae mox eruperit.

Traduzione all'italiano


A Roma tutta la popolazione, colpita da stupore e da tristezza al primo annuncio della sua malattia, era in attesa di nuove notizie; infine, verso sera, si sparse improvvisamente, non si sa come, la voce che si era ristabilito; allora la folla in disordine, corse al Campidoglio con torce e vittime, quasi divelse le porte del tempio, nella sua impazienza di rendere ringraziamenti agli dei e Tiberio fu risvegliato dalle grida gioiose dei cittadini che cantavano in ogni parte della città:
[list]"Roma è salva, la patria è salva, Germanico è salvo."[/list]
Ma quando la notizia della morte fu ufficiale, nessun conforto, nessun editto poté far cessare il dolore del popolo, che si prolungò anche durante le feste di dicembre. Le atrocità degli anni successivi aumentarono ancor più la gloria e il rimpianto di Germanico, perché tutti pensavano, non senza ragione, che egli, incutendo a Tiberio rispetto e timore, ne aveva contenuto la ferocità, che era esplosa poco dopo.