Traduzione di Paragrafo 56, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Ita bacchantem atque grassantem non defuit plerisque animus adoriri. Sed una [atque] altera conspiratione detecta, aliis per inopiam occasionis cunctantibus, duo consilium communicaverunt perfeceruntque, non sine conscientia potentissimorum libertorum praefectorumque praetori; quod ipsi quoque etsi falso in quadam coniuratione quasi participes nominati, suspectos tamen se et invisos sentiebant. Nam et statim seductis magnam fecit invidiam destricto gladio affirmans sponte se periturum, si et illis morte dignus videretur, nec cessavit ex eo criminari alterum alteri atque inter se omnis committere. Cum placuisset Palatinis ludis spectaculo egressum meridie adgredi, primas sibi partes Cassius Chaerea tribunus cohortis praetoriae depoposcit, quem Gaius seniorem iam et mollem et effeminatum denotare omni probro consuerat et modo signum petenti "Priapum" aut "Venerem" dare, modo ex aliqua causa agenti gratias osculandam manum offerre formatam commotamque in obscaenum modum.

Traduzione all'italiano


Tali stravaganze e tali delitti non mancarono di suggerire a molte persone l'idea di ucciderlo, ma poiché una o due cospirazioni erano già state scoperte e le altre non prendevano una decisione per mancanza di occasioni, due cittadini si misero d'accordo e passarono all'esecuzione del piano, con la complicità dei più potenti liberti e dei prefetti del pretorio. Gli uni e gli altri, infatti, si erano visti indicati, sebbene senza motivo, come facenti parte di una congiura e per questo caduti in sospetto e odiosi a Caligola. In realtà, non contento di averli chiamati in disparte per dir loro, spada alla mano (cosa che scatenò il loro odio più profondo), che "era pronto ad uccidersi se anche loro lo giudicavano degno di morte", non la smise da quel momento di mettere in cattiva luce gli uni agli altri, seminando tra loro la discordia. Si decise di assalirlo in occasione dei giochi palatini a mezzogiorno, proprio quando avrebbe lasciato lo spettacolo, e la parte principale dell'azione fu reclamata da Casio Cherea, il tribuno di una coorte pretoriana che Gaio, senza nessun riguardo per la sua età avanzata, aveva l'abitudine di insultare, come uomo molle ed effeminato: ora, quando gli chiedeva la parola d'ordine, Caligola rispondeva "Priapo" o "Venere", ora, quando, per un motivo qualsiasi, gli tendeva la mano da baciare, gli faceva un gesto o un movimento osceno.