Traduzione di Paragrafo 51, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Non inmerito mentis valitudini attribuerim diversissima in eodem vitia, summam confidentiam et contra nimium metum. Nam qui deos tanto opere contemneret, ad minima tonitrua et fulgura conivere, caput obvolvere, at vero maiore proripere se e strato sub lectumque condere solebat. Peregrinatione quidem Siciliensi irrisis multum locorum miraculis repente a Messana noctu profugit Aetnaei verticis fumo ac murmure pavefactus. Adversus barbaros quoque minacissimus, cum trans Rhenum inter angustias densumque agmen iter essedo faceret, dicente quodam non mediocrem fore consternationem sicunde hostis appareat, equum ilico conscendit ac propere [re]uersus ad pontes, ut eos calonibus et impedimentis stipatos repperit, impatiens morae per manus ac super capita hominum translatus est.
Mox etiam audita rebellione Germaniae fugam et subsidia fugae classes apparabat, uno solacio adquiescens transmarinas certe sibi superfuturas provincias, si victores Alpium iuga, ut Cimbri, vel etiam urbem, ut Senones quondam, occuparent; unde credo percussoribus eius postea consilium natum apud tumultuantes milites ementiendi, ipsum sibi manus intulisse nuntio malae pugnae perterritum.

Traduzione all'italiano


Si potrebbe giustamente attribuire al suo disordine mentale il fatto che in lui si unissero due vizi completamente opposti, da una parte un'estrema insolenza e dall'altra una paura eccessiva. Infatti, proprio lui che aveva per gli dei il più profondo disprezzo, sbarrava gli occhi e si copriva la testa al minimo accenno di tuoni e fulmini, e se si facevano più violenti, saltava subito dal suo giaciglio e si nascondeva sotto il letto. Durante un viaggio in Sicilia, dopo essersi beffato ben bene delle superstizioni dell'isola, se ne fuggì improvvisamente da Messina, in piena notte, spaventato dal fumo e dai boati che uscivano dalla sommità dell'Etna. Ancora, a dispetto di tutte le smargiassate rivolte all'indirizzo dei barbari, un giorno che attraversava con un carro, al di là del Reno, una postazione dove le truppe si ammassavano in poco spazio, qualcuno si arrischiò a dire che un'improvvisa apparizione del nemico avrebbe provocato una rotta spaventosa, e lui montò subito a cavallo, ritornò in tutta fretta verso i ponti, ma trovandoli ingombri di portabagagli e di carri da trasporto, nella sua insofferenza di aspettare si fece portare a braccia, sopra le teste, all'altra sponda. Più tardi, perfino alla notizia che la Germania si stava ribellando, si disponeva a fuggire e teneva pronte le navi, consolandosi solamente al pensiero che gli sarebbero rimaste sicuramente le province d'oltremare, qualora, una volta vincitori, i Germani avessero occupato le cime delle Alpi, come già avevano fatto i Cimbri, o la stessa Roma, come i Senoni. Così, credo, sia venuta più tardi, ai suoi assassini, l'idea di far credere ai soldati, già pronti ad una rivolta, che egli, atterrito alla notizia di una disfatta, si era ucciso con le sue stesse mani.