Traduzione di Paragrafo 5, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Tamen longe maiora et firmiora de eo iudicia in morte ac post mortem extiterunt. Quo defunctus est die, lapidata sunt templa, subversae deum arae, Lares a quibusdam familiares in publicum abiecti, partus coniugum expositi. Quin et barbaros ferunt, quibus intestinum quibusque adversus nos bellum esset, velut in domestico communique maerore consensisse ad indutias; regulos quosdam barbam posuisse et uxorum capita rasisse ad indicium maximi luctus; regum etiam regem et exercitatione venandi et convictu megistanum abstinuisse, quod apud Parthos iusti[ti] instar est.

Traduzione all'italiano


Ma i sentimenti che ispirava si manifestarono con più vigore e maggior saldezza quando morì e dopo la sua morte. Il giorno in cui morì furono lanciate pietre contro i templi e rovesciati gli altari degli dei, mentre alcuni gettarono nella strada i Lari familiari o esposero i loro neonati. Si riferisce anche che i barbari, allora in guerra tra loro o contro di noi, concessero una tregua come se avessero perduto uno dei loro e presero parte al nostro dolore; che alcuni piccoli re, in segno di grande cordoglio, si tagliarono la barba e fecero radere la testa alle loro mogli e che il re dei re si astenne dall'andare a caccia e dal ricevere i grandi alla sua mensa, cosa che, presso i Parti, corrisponde alla sospensione degli affari.