Traduzione di Paragrafo 48, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Prius quam provincia decederet, consilium iniit nefandae atrocitatis legiones, quae post excessum Augusti seditionem olim moverant, contrucidandi, quod et patrem suum Germanicum ducem et se infantem tunc obsedissent, vixque a tam praecipiti cogitatione revocatus, inhiberi nullo modo potuit quin decimare velle perseveraret. Uocatas itaque ad contionem inermes, atque etiam gladiis depositis, equitatu armato circumdedit. Sed cum videret suspecta re plerosque dilabi ad resumenda si qua vis fieret arma, profugit contionem confestimque urbem petit, deflexa omni acerbitate in senatum, cui ad avertendos tantorum dedecorum rumores palam minabatur, querens inter cetera fraudatum se iusto triumpho, cum ipse paulo ante, ne quid de honoribus suis ageretur, etiam sub mortis poena denuntiasset.

Traduzione all'italiano


Prima di lasciare la provincia elaborò un progetto di una atrocità terribile, quello di massacrare le legioni che un tempo si erano ribellate, dopo la morte di Augusto, perché esse avevano assediato sia suo padre Germanico, che le comandava, sia lui stesso, che era ancora fanciullo; con molta fatica fu trattenuto da una simile follia, ma in nessun modo si poté impedire che continuasse ad esigere la decimazione. Lì fece dunque venire all'assemblea senza armi e anche senza spada, poi li circondò con la cavalleria armata. Quando però si accorse che la maggior parte dei soldati, sospettando le sue intenzioni, sfuggiva per andarsele a riprendere, allo scopo di difendersi in caso di violenza, se ne andò dall'assemblea e si diresse immediatamente verso Roma, scaricando tutto il suo furore sul Senato, che minacciava apertamente, per creare una diversione a dicerie così vergognose; tra l'altro si lamentò di essere stato defraudato di un trionfo completo, quantunque egli stesso, poco tempo prima, sotto pena di morte, avesse vietato ogni deliberazione relativa agli onori da decretargli.