Traduzione di Paragrafo 35, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Vetera familiarum insignia nobilissimo cuique ademit, Torquato torquem, Cincinnato crinem, Cn. Pompeio stirpis antiquae Magni cognomen. Ptolemaeum, de quo rettuli, et arcessitum e regno et exceptum honorifice, non alia de causa repente percussit, quam quod edente se munus ingressum spectacula convertisse hominum oculos fulgore purpureae abollae animadvertit. Pulchros et comatos, quotiens sibi occurrerent, occipitio raso deturpabat. Erat Aesius Proculus patre primipilari, ob egregiam corporis amplitudinem et speciem Colosseros dictus; hunc spectaculis detractum repente et in harenam deductum Thr[a]eci et mox hoplomacho comparavit bisque victorem constringi sine mora iussit et pannis obsitum vicatim circumduci ac mulieribus ostendi, deinde iugulari. Nullus denique tam abiectae condicionis tamque extremae sortis fuit, cuius non commodis obtrectaret. Nemorensi regi, quod multos iam annos poteretur sacerdotio, validiorem adversarium subornavit. Cum quodam die muneris essedario Porio post prosperam pugnam servum suum manumittenti studiosius plausum esset, ita proripuit se spectaculis, ut calcata lacinia togae praeceps per gradus iret, indignabundus et clamitans dominum gentium populum ex re levissima plus honoris gladiatori tribuentem quam consecratis principibus aut praesenti sibi.

Traduzione all'italiano


Tolse ai più nobili cittadini le antiche distinzioni delle loro famiglie, a Torquato la collana, a Cincinnato la capigliatura, a Cn. Pompeo, che apparteneva a questa antica stirpe, il soprannome di Grande. Quanto a Tolomeo, del quale già ho parlato, lo fece venire dal suo regno, lo accolse con onore e poi, improvvisamente, lo condannò a morte solo perché si era accorto che, entrando nell'anfiteatro dove lui stesso dava uno spettacolo, aveva attirato gli sguardi di tutti per lo splendore del suo manto di porpora. Tutte le volte che incontrava qualcuno che aveva una bella chioma, gli faceva radere la testa sul di dietro per deturparlo. Viveva allora un certo Esio Proculo, figlio di un primipilo, che per la sua figura e la sua bellezza straordinaria era stato soprannominato "Colosserote"; durante un giorno di spettacolo Caligola lo fece prelevare dal suo posto, trascinare nell'arena e mettere alle prese prima con un tracio, poi con un gladiatore dotato di armi pesanti, ma, poiché era uscito due volte vincitore, ordinò di legarlo senza indugio, di condurlo per tutti i quartieri della città coperto di stracci, di mostrarlo alle donne e poi di sgozzarlo. Non vi fu insomma nessuno, anche della condizione più disgraziata e della sorte più umile, del quale non invidiasse i vantaggi. Al gran sacerdote di Diana, da lungo tempo in possesso della carica, oppose un concorrente più robusto. Un giorno di spettacolo, Porio, gladiatore che combatteva sul carro, si era fatto calorosamente applaudire perché, dopo una vittoria, aveva dato la libertà ad un suo schiavo: Caligola si slanciò così precipitosamente fuori dell'anfiteatro che inciampò nell'orlo della sua toga e cadde a testa in giù nel mezzo dei gradini, gridando la sua indignazione contro il popolo padrone delle genti che, per il motivo più futile, accordava maggior onore ad un gladiatore piuttosto che agli imperatori divinizzati o a lui stesso, presente in quel momento.