Traduzione di Paragrafo 26, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Leve ac frigidum sit his addere, quo propinquos amicosque pacto tractaverit, Ptolemaeum regis Iubae filium, consobrinum suum - erat enim et is M. Antoni ex Selene filia nepos - et in primis ipsum Macronem, ipsam Enniam. Adiutores imperii: quibus omnibus pro necessitudinis iure proque meritorum gratia cruenta mors persoluta est. Nihilo reverentior leniorve erga senatum, quosdam summis honoribus functos ad essedum sibi currere togatos per aliquot passuum milia et cenanti modo ad pluteum modo ad pedes stare succinctos linteo passus est; alios cum clam interemisset, citare nihilo minus ut vivos perseveravit, paucos post dies voluntaria morte perisse mentitus. Consulibus oblitis de natali suo edicere abrogavit magistratum fuitque per triduum sine summa potestate res p. Quaestorem suum in coniuratione nominatum flagellavit veste detracta subiectaque militum pedibus, quo firme verberaturi insisterent. Simili superbia violentiaque ceteros tractavit ordines. Inquietatus fremitu gratuita in circo loca de media nocte occupantium, omnis fustibus abegit; elisi per eum tumultum viginti amplius equites R., totidem matronae, super innumeram turbam ceteram. Scaenicis ludis, inter plebem et equitem causam discordiarum ferens, decimas maturius dabat, ut equestri[a] ab infimo quoque occuparentur. Gladiatorio munere reductis interdum flagrantissimo sole velis emitti quemquam vetabat, remotoque ordinario apparatu tabidas feras, vilissimos senioque confectos gladiatores, [proque] paegniariis patres familiarum notos in bonam partem sed insignis debilitate aliqua corporis subiciebat. Ac nonnumquam horreis praeclusis populo famem indixit.

Traduzione all'italiano


A questo punto potrebbe sembrare freddo e senza interesse esporre come trattava i parenti e gli amici, ad esempio Tolomeo, figlio del re Giuba, suo cugino (era infatti nipote di M. Antonio per via della figlia Selene che era sua madre) e, sopra tutti, lo stesso Macrone e la stessa Ennia, che lo avevano aiutato a conquistare il potere. Tutti, come prezzo della loro parentela e come ringraziamento per i loro servigi, morirono di morte cruenta. Non fu meno irrispettoso e crudele verso i senatori: lasciò che alcuni di loro, che avevano esercitato le più alte magistrature, corressero con la toga, per lunghissimi tratti di strada, accanto al suo carro, e che restassero in piedi mentre cenava, ora alla testiera, ora al fondo del suo letto, con una salvietta attorno alla vita. Alcuni furono giustiziati in segreto e ciò nonostante continuò a chiamare i loro nomi, come se vivessero ancora, poi, nel giro di pochi giorni, disse, mentendo, che si erano suicidati. Certi consoli che avevano dimenticato di pubblicare un proclama per l'anniversario della sua nascita furono privati del loro incarico e per tre giorni lo Stato rimase senza la sua suprema magistratura. Poiché un suo questore era stato indicato come membro di quella congiura, ordinò di flagellarlo, dopo avergli tolto i vestiti che i soldati misero sotto i propri piedi, per ben assestare i loro colpi. Con uguale superbia e pari brutalità trattò tutti gli altri ordini. Svegliato nel sonno dal rumore di coloro che, a mezzanotte, Si sistemavano nei posti gratuiti del circo, li fece cacciare tutti a colpi di bastone; durante lo scompiglio rimasero contusi più di venti cavalieri romani, altrettante matrone, senza contare una turba incalcolabile di altri spettatori. In occasione delle rappresentazioni teatrali, per provocare risse tra la plebe e i cavalieri, faceva distribuire le decime prima del tempo, in modo che i seggi riservati all'ordine equestre fossero occupati dalla feccia del popolo. Qualche volta, durante un combattimento di gladiatori, faceva ripiegare il velo protettivo, mentre il sole picchiava implacabile, poi vietava a tutti di uscire e, allontanati dall'arena i campioni abituali, li sostituiva con bestie malandate, con gladiatori di scarto, sfiniti dalla vecchiaia e, come schermidori, con padri di famiglia conosciuti, ma afflitti da qualche infermità di corpo. Per di più arrivò spesso a chiudere i granai pubblici e ad annunciare al popolo una carestia.