Traduzione di Paragrafo 14, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Ingressoque urbem, statim consensu senatus et irrumpentis in curiam turbae, inrita Tiberi voluntate, qui testamento alterum nepotem suum praetextatum adhuc coheredem ei dederat, ius arbitriumque omnium rerum illi permissum est tanta publica laetitia, ut tribus proximis mensibus ac ne totis quidem supra centum sexaginta milia victimarum caesa tradantur. Cum deinde paucos post dies in proximas Campaniae insulas traiecisset, vota pro reditu suscepta sunt, ne minimam quidem occasionem quoquam omittente in testificanda sollicitudine et cura de incolumitate eius. Ut vero in adversam valitudinem incidit, pernoctantibus cunctis circa Palatium, non defuerunt qui depugnaturos se armis pro salute aegri quique capita sua titulo proposito voverent. Accessit ad immensum civium amorem notabilis etiam externorum favor. Namque Artabanus Parthorum rex, odium semper contemptumque Tiberi prae se ferens, amicitiam huius ultro petiit venitque ad colloquium legati consularis et transgressus Euphraten aquilas et signa Romana Caesarumque imagines adoravit.

Traduzione all'italiano


E come fu entrato in Roma, il Senato, d'accordo con la folla che aveva fatto irruzione nella curia, annullò la disposizione testamentaria di Tiberio che aveva dato a Caligola come coerede un altro suo nipote, che ancora indossava la pretesta, e rimise tutto il potere nelle sue mani. La contentezza del popolo fu così grande che nei tre mesi seguenti, e forse anche meno, furono immolate, stando a quanto si dice, oltre centosessantamila vittime. Quando poi, alcuni giorni dopo si imbarcò per le isole vicine alla Campania, furono innalzate preghiere per il suo ritorno, nulla tralasciando, nemmeno la più piccola occasione, per testimoniargli la sollecitudine e l'interesse che si nutriva per la sua incolumità. Quando cadde ammalato tutti i cittadini passarono la notte intorno al Palatino e non mancarono quelli che fecero il voto di combattere come gladiatori ed altri che offrirono solennemente la propria vita per la sua guarigione. A questo affetto dei cittadini si aggiungeva la notevole simpatia degli stranieri. Così Artabano, che proclamava sempre il suo odio e il suo disprezzo per Tiberio, sollecitò spontaneamente l'amicizia di Caligola, ebbe un colloquio con i luogotenenti consolari e, attraversato l'Eufrate, rese omaggio alle insegne romane e ai ritratti dei Cesari.