Traduzione di Paragrafo 13, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Sic imperium adeptus, p(opulum) R(omanum), vel dicam hominum genus, voti compotem fecit, exoptatissimus princeps maximae parti provincialium ac militum, quod infantem plerique cognoverant, sed et universae plebi urbanae ob memoriam Germanici patris miserationemque prope afflictae domus. Itaque ut a Miseno movit quamvis lugentis habitu et funus Tiberi prosequens, tamen inter altaria et victimas ardentisque taedas densissimo et laetissimo obviorum agmine incessit, super fausta nomina "sidus" et "pullum" et "pupum" et "alumnum" appellantium;

Traduzione all'italiano


Divenuto così padrone dell'Impero, egli appagò i voti del popolo romano, o, per meglio dire, dell'intera umanità, perché era il principe sognato dalla maggior parte dei provinciali e dei soldati, dei quali molti lo avevano conosciuto fanciullo, ma anche da tutta la plebe di Roma che conservava il ricordo di suo padre Germanico e provava un senso di pietà per questa famiglia quasi annichilita. E così, quando si mosse da Miseno, quantunque, vestito a lutto, stesse seguendo il funerale di Tiberio, tuttavia procedette tra gli altari, le vittime e le fiaccole accese, mentre una folla compatta e particolarmente festosa, senza accontentarsi dei nomi di felice presagio, lo chiamava ancora "sua stella, suo piccino, suo pupo, suo bambino".