Traduzione di Paragrafo 10, Libro 4 (Caligula) di Svetonio

Versione originale in latino


Comitatus est patrem et Syriaca expeditione. Unde reversus primum in matris, deinde ea relegata in Liviae Augustae proaviae suae contubernio mansit; quam defunctam praetextatus etiam tunc pro rostris laudavit. Transitque ad Antoniam aviam et undevicensimo aetatis anno accitus Capreas a Tiberio uno atque eodem die togam sumpsit barbamque posuit, sine ullo honore qualis contigerat tirocinio fratrum eius. Hic omnibus insidiis temptatus elic[i ]entium cogentiumque se ad querelas nullam umquam occasionem dedit, perinde obliterato suorum casu ac si nihil cuiquam accidisset, quae vero ipse pateretur incredibili dissimulatione transmittens tantique in avum et qui iuxta erant obsequii, ut non immerito sit dictum nec servum meliorem ullum nec deteriorem dominum fuisse.

Traduzione all'italiano


Accompagnò suo padre anche nella spedizione in Siria. Al ritorno in un primo tempo abitò con sua madre, poi, quando essa fu relegata, andò a stare con la sua bisavola Livia Augusta. Alla morte di quest'ultima pronunciò, dall'alto dei rostri, l'elogio funebre, quando ancora portava la pretesta. In seguito visse con la nonna Antonia, poi, all'età di diciannove anni, chiamato a Capri da Tiberio, in un solo giorno prese la toga e si fece radere la barba, senza ricevere nessuno degli onori che avevano avuto i suoi fratelli al loro debutto nel mondo. A Capri, nonostante tutti i tranelli che gli venivano tesi, non diede mai nessun appiglio a coloro che cercavano di provocare le sue reazioni, perché sembrava aver completamente dimenticato le sventure dei suoi come se non fosse successo niente a nessuno e sopportava inoltre gli affronti che gli venivano fatti con una simulazione incredibile e mostrava tanta sottomissione nei confronti di Tiberio e della sua corte che si poté dire di lui, non senza ragione: "Non vi fu servo migliore e padrone peggiore."