Traduzione di Paragrafo 70, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Artes liberales utriusque generis studiosissime coluit. In oratione Latina secutus est Corvinum Messalam, quem senem adulescens observarat. Sed adfectatione et morositate nimia obscurabat stilum, ut aliquanto ex tempore quam a cura praestantior haberetur. Composuit et carmen lyricum, cuius est titulus "conquestio de morte L. Caesaris." Fecit et Graeca poemata imitatus Euphorionem et Rhianum et Parthenium, quibus poetis admodum delectatus scripta omnium et imagines publicis bibliothecis inter veteres et praecipuos auctores dedicavit; et ob hoc plerique eruditorum certatim ad eum multa de his ediderunt. Maxime tamen curavit notitiam historiae fabularis usque ad ineptias atque derisum; nam et grammaticos, quod genus hominum praecipue, ut diximus, appetebat, eius modi fere quaestionibus experiebatur: "Quae mater Hecubae, quod Achilli nomen inter virgines fuisset, quid Sirenes cantare sint solitae." Et quo primum die post excessum Augusti curiam intravit, quasi pietati simul ac religioni satis facturus Minonis exemplo ture quidem ac vino verum sine tibicine supplicavit, ut ille olim in morte filii.

Traduzione all'italiano


Coltivò le lettere greche e latine con il massimo impegno. Per l'eloquenza latina prese come modello Corvino Messala che aveva stimato in giovinezza, quando l'oratore era già vecchio. A furia però di affettazioni e di purismo aveva reso oscuro il suo stile in modo che le sue improvvisazioni erano giudicate di gran lunga superiori ai suoi discorsi preparati. Compose anche un poema lirico che aveva per titolo: "Elegia sulla morte di L. Cesare." Scrisse anche poesie in greco imitando Euforione, Riano e Partenio, poeti dei quali particolarmente si dilettava e dei quali fece porre le opere e i ritratti nelle biblioteche pubbliche, in mezzo ai più illustri autori antichi; così molti studiosi gareggiarono in zelo per indirizzargli vari saggi su questi tre poeti. Ma si dedicò soprattutto allo studio della storia leggendaria, al punto di arrivare alla dabbenaggine e al ridicolo. Infatti le questioni che egli proponeva ai grammatici, categoria di persone per la quale, come già abbiamo detto, aveva un debole, erano normalmente di questo genere: "Chi era la madre di Ecuba? Che nome portava Achille quando si nascose in mezzo alle giovani donne? Che cosa erano solite cantare le Sirene?" E il giorno in cui entrò in Senato per la prima volta dopo la morte di Augusto, quasi per rendere soddisfazione sia alla pietà filiale, sia alla religione, offrì agli dei incenso e vino, ma senza sonare il flauto, come un tempo aveva fatto Minosse per la morte di suo figlio.