Traduzione di Paragrafo 65, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Seianum res novas molientem, quamvis iam et natalem eius publice celebrari et imagines aureas coli passim videret, vix tandem et astu magis ac dolo quam principali auctoritate subvertit. Nam primo, ut a se per speciem honoris dimitteret, collegam sibi assumpsit in quinto consulatu, quem longo intervallo absens ob id ipsum susceperat. Deinde spe affinitatis ac tribuniciae potestatis deceptum inopinantem criminatus est pudenda miserandaque oratione, cum inter alia patres conscriptos precaretur, mitterent alterum e consulibus, qui se senem et solum in conspectum eorum cum aliquo militari praesidio perduceret. Sic quoque diffidens tumultumque metuens Drusum nepotem, quem vinculis adhuc Romae continebat, solvi, si res posceret, ducemque constitui praeceperat. Aptatis etiam navibus ad quascumque legiones meditabatur fugam, speculabundus ex altissima rupe identidem signa, quae, ne nuntii morarentur, tolli procul, ut quidque factum foret, mandaverat. Verum et oppressa coniuratione Seiani nihilo securior aut constantior per novem proximos menses non egressus est villa, quae vocatur Ionis.

Traduzione all'italiano


Sebbene Seiano stesse preparando una rivoluzione e Tiberio già lo vedesse celebrare ufficialmente il giorno della sua nascita e venerare un po' dappertutto le sue immagini d'oro, fu soltanto alla fine, e con gran fatica, che si decise a rovesciarlo, servendosi più degli artifici dell'astuzia che dell'autorità del principe. In un primo tempo, infatti, per allontanarlo da sé, con il pretesto di una carica onorifica, se lo prese come collega nel suo quinto consolato, che, dopo un lungo intervallo, si era fatto dare proprio a questo scopo, pur essendo lontano da Roma. In seguito, dopo averlo ingannato con la speranza di una possibile parentela e dei poteri di tribuno, inopinatamente lo accusò in una lettera vergognosa e spregevole, in cui, tra l'altro pregava i senatori di mandargli uno dei consoli per condurre davanti a loro, sotto scorta militare, un vecchio abbandonato. Sempre poco tranquillo, nonostante tutto questo e temendo sommosse, aveva dato l'ordine di liberare, in caso di necessità, suo nipote Druso, che era ancora in prigione a Roma, e di metterlo alla guida degli affari. Teneva pronta anche una flotta, con l'intenzione di rifugiarsi presso una qualsiasi legione e dall'alto di un'altissima rupe spiava incessantemente i segnali che aveva dato ordine di fare da lontano, per sapere senza indugio tutto quello che accadeva. Ma anche quando fu soffocata la congiura di Seiano, non si sentì per niente più calmo e più sicuro, tanto è vero che per i nove mesi successivi non uscì più dalla casa chiamata "villa di Ione".